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CESARE PAVESE: UNO SCRITTORE LIRICO

Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, Cuneo 1908 – Torino 1950), uno dei testimoni più rappresentativi delle inquietudini del Novecento, è un long-seller, come lo definisce il critico letterario Guido Davico Bonino, vale a dire uno scrittore destinato a vendere incessantemente tutti i libri della sua produzione.
L’audiovisivo è un omaggio a Pavese che prende corpo in alcune testimonianze privilegiate, intervallate dalla letture di alcune pagine dello stesso autore.
Dalle opinioni raccolte tra gli studenti di un liceo, emerge l’attualità dello scrittore, rinvenibile soprattutto nella tematica della incomunicabilità e della crisi dei valori. Il forte dissidio interiore, che attraversa l’opera di Pavese così come la sua biografia, avvicina lo scrittore alla realtà giovanile, che si riconosce in un orizzonte esistenziale caratterizzato dalla sospensione tra un’individualità portata all’esasperazione e la volontà di riuscire a superarla, nella consapevolezza dell’incapacità di riuscirci.
Lorenzo Mondo, apprezzato critico letterario, giornalista e romanziere, parla di un Pavese che, muovendo da istanze neorealiste, approda ad una letteratura suo malgrado carica di valenze simboliche e metaforiche. Egli rimarca inoltre la rappresentatività di Cesare Pavese, la sua capacità, superiore a quella di qualsiasi altro scrittore del Novecento, di descrivere la solitudine dell’uomo, la sua lacerazione, il suo essere perennemente in contraddizione con se stesso e con il mondo. Anche il ritratto offerto da Stefano Jacomuzzi, ordinario di letteratura italiana all’Università di Torino, è quello di un Pavese testimone insostituibile della propria epoca.

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