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Christoph Hein: il passato del preside

Il protagonista del Figlio della fortuna di Christoph Hein (tradotto da Monica Pesetti per e/o) è Kostantin, un ex preside tedesco sessantacinquenne. La storia di quest’uomo attraversa mezzo secolo di storia tedesca, ne incarna le ferite recenti. Il padre, un ricco industriale, è stato impiccato dai polacchi dopo la guerra per la sua militanza hitleriana. La madre di Kostantin, che ignorava l’attività politica del marito, si ritrova in mezzo alla strada incinta e con un figlio di due anni. Appena può cambia il cognome ai bambini, si mette a lavorare come donna delle pulizie. A quattordici anni Kostantin, che a causa del marchio paterno non può studiare all’università, scappa di casa per arruolarsi nella nella legione straniera. Finirà invece a Marsiglia a lavorare in una libreria antiquaria e si rimetterà a studiare. Tornato in patria per il desiderio di rivedere sua madre, si scontrerà più volte con il fantasma paterno e assisterà all’ascesa sociale del fratello, prima sostenitore dell’innocenza del padre e poi sostenitore del nuovo regime. Hein descrive il suo paese, l’ex Ddr, ma le dinamiche di potere, sopruso, viltà e la possibilità di resistervi e vivere una vita all’insegna dell’onestà sono le stesse ovunque e in ogni tempo.

Al Salone del libro di Torino abbiamo incontrato Christoph Hein. Ringraziamo Daniel Schwahn del Programma culturale del Goethe-Institut di Torino per la traduzione.

 

 

 

Christoph Hein, nato nel 1944 a Heinzendorf, in Slesia, cresciuto a Duben, nei pressi di Lipsia, oggi vive e lavora a Berlino. È stato insignito di numerosi premi. Le Edizioni E/O hanno pubblicato L’amico estraneo, La fine di Horn, Il suonatore di tango, Esecuzione di un vitello, Fin da principio, Willenbrock, Nella sua infanzia, un giardino, Una donna senza sogni.

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