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CINEMA DIGITALE

L’avvento del cinema digitale, la nuova fabbrica dei sogni, impone interrogativi inediti, sia di ordine estetico che tecnologico, sul rapporto che intercorre tra computer e mezzo cinematografico. L’unità audiovisiva riassume le prime riflessioni sul destino del cinema in relazione alle frontiere dischiuse dalla riconversione digitale e, a tal fine, si avvale del parere autorevole di esperti del settore. Siamo nel 1998 e Gillo Pontecorvo, (1919-2006) regista curioso e attento ai fermenti legati ai processi digitali, asserisce che l`immagine sintetica conferisce al regista le medesime potenzialità dello scrittore. Tuttavia egli ravvisa, nella rivoluzione digitale, il pericolo che le nuove tecnologie raccontino, con effetti speciali sempre più sofisticati, il "nulla mentale" e attentino alla creatività e all`artisticità, tradendo così la "nobilissima disposizione originaria" del cinema, che è quella di "raccontare l`uomo".
Scott Anderson, premio Oscar 1995 per gli effetti speciali di Babe, auspica una sinergia tra l’idea del film e il modo di raccontarla. Gli effetti speciali possono arricchire un film, ma questo deve comunque avere una storia e una modalità narrativa di per sé valide.
L’unità si chiude con un’intervista a Carlo Rambaldi - ideatore nel 1980 di E.T., che gli valse il terzo premio Oscar della sua carriera.

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