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Controlli a distanza e tecnologia: quale rapporto?

Il controllo sulle  attività dei lavoratori è di estrema attualità vistya anche il notevole evoluzione progresso tecnologico . La norma sui controlli a distanza è diventata legge il 23 settembre 2015 con il  D. Lgs. n.151/2015 prevista nel noto Jobs Act. Tale norma, come ci illustra l'avv. giuslavorista Failla, founding partner di LabLAw, ha rivisto l'articolo 4 introdotto nel lontano 1970 nello Statuto dei Lavoratori con la finalità di proteggere i lavoratori da controlli a distanza da parte del datore di lavoro. ll motivo di una sua revisione è dovuta all'evoluzione inarrestabile della tecnologica che si è avuta in questi ultimi anni.
Molti lavoratori fanno utilizzo di vari device, dal tablet allo smartphone che tracciano continuamente l’attività svolta: quando la tecnologia diventa parte integrante della nostra attività lavorativa, non ha più necessità di essere autorizzata: questa la novità introdotta dal Jobs Act nel 2015. 
Quindi la tecnologia ci controlla o ci aiuta? Fa entrambi, perché per aiutarci deve controllarci.
Recentemente a riguardo si è molto discusso riguardo il caso dei braccialetti di Amazon, braccialetti di monitoraggio per aiutare i lavoratori a reperire la merce, ma accusati di voler in tal modo controllare il rendimento dei propri dipendenti. In realtà, sottolinea Failla, ora è solo un brevetto depositato nel 2016 che solo recentemente è stato riconosciuto come valido. Il punto secondo Failla è che non si può dire a priori che il braccialetto sarà sicuramente illegale o proibito: bisognerà vedere quali saranno le sue  funzioni, i dati che raccoglierà che dovranno essere in linea con la normativa sulla privacy  e poi dipenderà l’utilizzo che ne verrà fatto di questi dati raccolti, quindi al massimo potrà essere sanzionato l’uso delle informazioni raccolte. “Quindi il processo tecnologico è inarrestabile: non si può fermare, ma può e deve essere controllato” , conclude l'avv. Failla.

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