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Danielle Cohen-Levinas: l`opera d`arte in Emmanuel Levinas

Danielle Cohen-Levinas, Professoressa all’Università Sorbona di Parigi, durante la prima sessione della International summer school of higher education in philosophy 2017, ha tenuto una lezione intitolata "Estetica, etica e letteratura in Emmanuel Levinas", incantrata sul rapporto tra Levinas e il concetto di opera d'arte.

 

In questa intervista, di cui riportiamo di seguito il testo, Danielle Cohen-Levinas ci ha parlato dei contenuti della sua lezione e di come l'ha sviluppata.

 

Danielle Cohen-Levinas: Estetica, etica e letteratura in Emmanuel Levinas
Mi è sembrato interessante considerare la posizione di Emmanuel Levinas rispetto alla questione dell’estetica e più in particolare la posizione che occupa l’opera d’arte nella sua opera. Per opera d’arte occorre comprendere la pittura, la scultura ma non la letteratura, non la poesia e, in minima misura, la questione della musica. Essendomi molto occupata e avendo lavorato molto sugli inediti di Emmanuel Levinas e in particolare sui quaderni di prigionia, sui testi che sono seguiti nell’immediato dopoguerra e anche i tentativi romanzeschi di Emmanuel Levinas, in quanto il terzo volume degli inediti di Levinas è dedicato a due romanzi che Levinas ha scritto, ho lavorato più nello specifico su un testo, un testo che mi è sembrato fondamentale, che Levinas ha scritto nel 1948, La realtà e la sua ombra, che verte precisamente sulla questione dell’estetica. Esistono pochi testi di Levinas sulla questione estetica, certo dei riferimenti, allusioni, riflessioni, paragrafi qua e là, ma un testo intero è raro. Lo scopo del mio intervento era di mostrare che la posizione di Levinas alla fine degli anni ’40 è originale, pertinente e abbastanza nuova nel contesto del dopoguerra, anche se si considerano le posizioni radicali di un filosofo come Adorno, che non ha mai tenuto questa posizione, e poi ha addolcito la sua posizione, ma Adorno era abbastanza chiaro, siamo nel dopoguerra e riteneva che scrivere poesia dopo Auschwitz era quasi impossibile. Dunque il rapporto con la seconda guerra mondiale ha scosso certi filosofi che si sono chiesti in cosa consistesse l’opera d’arte, ed è anche la questione di Levinas, diventa problematica ed è una questione del tutto nuova. Per ciò che riguarda Levinas, per dirlo rapidamente bisogna collegare la condanna senza appello che Levinas fa dell’opera d’arte e in particolare della pittura e della scultura. Si tratta di un testo molto critico: cosa rimprovera all’opera d’arte? Rimprovera di essere, in fondo, un’analogia della questione dell’essere. Il rapporto dell’opera d’arte è il rapporto con il mondo. Non c’è pittura senza il rapporto con il mondo, sia nell’ambito della figurazione, dell’imitazione, dove l’opera d’arte è in rapporto con il mondo e con la natura. La questione dell’arte è sorta con il problema dell’imitazione della natura o con un principio di analogia, un principio metaforico o l’idea di emanciparsi dalla questione del mondo, ma conservando una relazione con il mondo. Ora, la questione del mondo è la questione del rapporto con l’essere con la cultura, con l’essere e con il mondo ed è precisamente ciò che Levinas critica nell’immediato dopoguerra. Critica l’idea che… la pittura in fondo cos’è? È la pittura dell’Essere, essendo la pittura del mondo, la pittura diventa la pittura dell’essere. Tra dipingere l’essere e la pittura dell’essere c’è solo un intervallo e Levinas lo varca dal punto di vista critico. Cerca nell’arte un fondo che si strappi alla questione del mondo e che si strappi dalla questione dell’essere. Dunque da un lato condanna, ma allo stesso tempo riconosce che c’è una speranza e senza dubbio nell’idea che la materialità dell’arte, come la materialità della scrittura, può uscire, evadere, in fondo è il tema dell’evasione, come l’arte può evadere da cosa? Dalla rappresentazione. Credo che occorra trattenere questa idea, che è un’idea moderna della fine degli anni ’40, poiché siamo ancora nell’idea della rappresentazione. Ora Levinas intravede un altro orizzonte rispetto a quello della rappresentazione, intravede quello che più tardi chiamerà “Rovina della rappresentazione”. La cosa interessante, ed è ciò su cui volevo mettere l’accento durante la mia conferenza, è il tentativo di capire e studiare lo statuto di eccezione della letteratura. La letteratura è certo nel mondo, interpella il mondo, è anche la scrittura del mondo, racconto del mondo, ma allo stesso tempo non si costituisce in modo solipsistico. Se c’è letteratura c’è anche interpellazione, c’è sempre un soggetto che apre la bocca per dire “io”, e c’è sempre un altro soggetto che apre la bocca per rispondergli, per rispondere a questa interpellazione. Mi sembrava importante mostrare che in fondo lo statuto della letteratura è la dimensione della narrazione e in un’epoca nella quale si pensava che la letteratura e il romanzo stavano proprio dislocando la narrazione. La traiettoria, la direzionalità della storia, negli anni ’60 in Francia è stato il momento del Nouveau Roman per il quale Levinas ebbe una grande ammirazione, ma allo stesso tempo non ha mai rinunciato alla dimensione narrativa e drammaturgica e in qualche modo la sua musica porta l’impronta di questa dimensione drammatica che raccota cosa? Che racconta la storia dell’uomo e la storia dell’uomo dopo la fine dell’umanesimo. C’è dunque in Levinas un salvataggio dell’arte che deve creare le condizioni di possibilità della sua evasione dalla questione della rappresentazione, e anche il fatto che la preoccupazione del filosofo è senza dubbio il poter evadere dalla dimensione ontologica, dalla tradizione metafisica prendendo, in un certo modo, una forma di ispirazione della letteratura e della poesia. Due ambiti che hanno sempre accompagnato fin dalla tenera età Emmanuel Levinas.

Danielle Cohen-Levinas - Professore all’Università Sorbona di Parigi, ENS Paris. Allieva del Conservatoire National Supérieur de Musique, dell’Ecole Normale Supérieure de musique e dell’Université Paris IV et Paris I Sorbonne, Danielle Cohen-Levinas è filosofa e musicologa. Pensionnaire alla Villa Medici di Rome nel 1992. Lavora al CNRS dal 1993 al 1998. Direttrice di programma al Collège International de Philosophie tra il 1996 e il 2002. Professore all’Université Paris IV Sorbonne dal 1998, ha prima fondato il Centre d’esthétique, musique et philosophie contemporaine, poi nel 2008, il Collège des études juives et de philosophie contemporaine – Centre Emmanuel Levinas. È ricercatrice associata agli Archives Husserl de Paris presso l’Ecole Normale Supérieure. I suoi domini di ricerca sono: l’idealismo musicale tedesco, l’opera e la creazione musicane nel XX secolo, la filosofia contemporanea, la post-fenomenologia francese e le filosofia ebraica tedesca.

 

La Summer School è organizzata da
Associazione culturale Inschibboleth, Sezione universitaria di Sassari della Società Filosofica Italiana, Centro ricerche filosofiche letterarie scienze umane di Sassari.

In collaborazione con
Inschibboleth edizioni - Roma, il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche e Filosofiche, Dipartimento di Storia Scienze dell’uomo e della formazione dell’Università degli Studi di Sassari, l’Associazione Philolympia, Rai Cultura.

Responsabile dell’organizzazione: Giuseppe Pintus, Università di Sassari.

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