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Dedola e Innocenti: "Le conte de ma vie"

Presentazione del libro di Rossana Dedola e Roberto Innocenti, Le conte de ma vie, Gallimard 2015. Con Rossana Dedola, Roberto Innocenti e Giuseppe Pintus, presso Parigi, Centro culturale italiano.

Rossana Dedola: sono nata lo stesso giorno di Gabriele D’Annunzio, Gianni Agnelli e Jack Kerouac. Il mio nome, di origine persiana, significa “rilucente”, “splendente”; chissà, sarà forse anche per questo, nella mia vita cerco continuamente lo splendore delle cose, in ciò che leggo, negli incontri, nei viaggi. Ho scoperto il valore della critica letteraria quando ero al ginnasio e studiavo un po’ annoiata i Promessi sposi. Poi, grazie a un saggio di Francesco De Sanctis, che leggevo per conto mio senza che gli insegnanti ne sapessero nulla, mi accorsi improvvisamente che riuscivo a vedere la luce speciale di un tetto innevato descritto da Manzoni. Nacque così la mia passione per la critica letteraria, lo studio e la ricerca. Finita l’università vinsi il concorso per entrare come perfezionanda alla Scuola Normale di Pisa e vi rimasi come ricercatrice e docente. La Normale era il luogo ideale per approfondire gli studi di letteratura, di filologia, di storia, ma l’ambiente universitario era molto competitivo e io lo vivevo con ansia. In quegli anni decisi di sottopormi a un’analisi junghiana con un analista di Lucca, Giuseppe Maffei. Quello fu il mio primo incontro con la psicanalisi e con Jung, un incontro che segnò profondamente la mia vita. Alla Normale tra gli studenti stranieri che partecipavano alle mie lezioni, c’era anche una studentessa di Zurigo, Sabine Gisiger, oggi regista di successo di film documentari. Diventammo presto amiche e lo siamo ancora. Grazie a lei andai per la prima volta in Svizzera che – allora non potevo saperlo - sarebbe entrata a far parte della mia vita per tanti motivi, professionali e personali. A Zurigo decisi infatti di fare un dottorato in letteratura e di studiare il tedesco, ma anche di continuare il percorso iniziato con l’analisi personale: mi iscrissi così all’Istituto C. G. Jung dove mi diplomai diventando psicoanalista. E a Zurigo ho conosciuto anche mio marito Fredi Roth, attore teatrale formatosi a Parigi nella scuola di Jacques Lecoq.

Roberto Innocenti è un illustratore italiano, autodidatta, formatosi all'inizio come grafico negli anni sessanta. Vive e lavora a Montespertoli, vicino Firenze. Dopo aver lasciato la scuola a 13 anni per aiutare la famiglia, a 18 va a Roma iniziando a lavorare nel cinema di animazione per poi dedicarsi prevalentemente alla grafica editoriale. Nel 1979 illustra finalmente il suo primo libro 1905: Bagliori a Oriente. Nel 1982, con il fotografo Carlo Fabre e l'artista multimediale Alessandra Borsetti Venier, costituisce la ditta di design Compagnia delle Indie: libri droghe schiavi e altre idee. Tra i suoi libri si ricordano: Cappuccetto rosso. Una fiaba moderna (La Margherita 2012), Leda e il mago. La piccola partigiana del monte Amiata(ilpepeverde.it 2013, con Ermanno Detti), L' isola del tesoro di Stevenson (Gallucci 2015, con Andrea Rauch), Favole di campagna (Gallucci 2015), In viaggio verso Aneis (Federighi 2016, con Andrea Giuntini).

Giuseppe Pintus, Laureato in Filosofia all’Università di Sassari, è attualmente Dottorando di Ricerca presso l’Università di Sassari, l’Université Paris IV – Sorbonne e l’École Normale Superieure de Paris; è segretario del Centro Ricerche Filosofiche, Letterarie e Scienze Umane di Sassari; fa parte della redazione della rivista on line inschibboleth.org; è capo redattore della rivista internazionale Phàsis, European Journal of Philosophy e della rivista Quaderni di Inschibboleth; è responsabile dell’organizzazione del Festival Un’Isola in Rete e della Summer School di alta formazione filosofica organizzata da Inschibboleth.

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