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Disoccupazione giovanile: la scuola deve interagire col territorio

“La scuola deve smettere di essere autoreferenziale e tornare a dialogare col mondo del lavoro”. Questo - secondo Raimondo Murano, direttore generale per l’istruzione e formazione tecnica superiore del Miur - il rimedio contro la disoccupazione giovanile, problema che assume proporzioni drammatiche specialmente al sud con un indice del 45 per cento, a fronte del 31 per cento su scala nazionale.

Uno dei segreti del boom degli anni 50 e 60 – secondo Murano - è stata la forte saldatura fra la scuola e le imprese. Per arginare il fenomeno della disoccupazione giovanile, oggi gli istituti tecnico-scientifici cercano di ricucire il rapporto con il mondo del lavoro attraverso due strumenti: l’alternanza scuola-lavoro e i comitati tecnico-scientifici, che mettono insieme rappresentanti della scuola e dei settori dell’imprenditoria e della formazione consentendo un adeguamento continuo dei percorsi di studio alle richieste lavorative del territorio. Assecondare le esigenze del territorio significa, nel caso del sud, favorire e potenziare ad esempio lo studio delle lingue, specie di quelle emergenti come il russo e il cinese, per rispondere a un flusso turistico che nei prossimi 25 anni porterà in Italia qualcosa come 180 milioni di visitatori. Bisogna inoltre incentivare i giovani a fare impresa, dal campo della cosiddetta blue economy a quello del turismo, che nel meridione hanno enormi potenzialità non sfruttate.

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