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DIVINA COMMEDIA: INFERNO - COMMENTO CANTO XIII

Giorgio Petrocchi e Ignazio Baldelli, nella prestigiosa cornice della biblioteca Vallicelliana di Roma, commentano il Canto XIII dell`Inferno. Dante e Virgilio, attraversato il Flagetonte in groppa al centauro Nesso, si ritrovano in una foresta ove abitano le Arpie. Siamo nella selva dei suicidi. Il suicida è colui che ha divelto l`anima dal corpo, dicono i commentatori: una rottura che dice no alla vita e alla creazione divina. Il tema del suicidio è ipersignificato nei versi che, per nove volte, ripetono la stessa negazione. Si tratta di una scelta stilistica ricorrente nella poesia della Commedia.
Una selva di sterpi e bronchi disseccati, volti anch`essi a negare la natura fiorente e trionfante, costituiscono lo scenario del canto, insieme alle Arpie, figure mitologiche a metà tra l`umano e il bestiale. L`incontro con Pier delle Vigne è di un`intensità straziante. Di questo personaggio Dante salva la magnanimità, a cui fa da contraltare l`orrido circostante. Nel prosieguo del viaggio Dante incontra gli scialacquatori, verso i quali nutre un forte disprezzo. Qui il commento si sofferma distesamente sulla tecnica poetica: gli endecasillabi, che procedono in modo lento e sacrale nella parte dedicata a Pier delle Vigne, prendono un ritmo saltellante nel secondo episodio, quello, appunto, dei disprezzati scialacquatori.

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