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Domenico Modugno e la rivoluzione canora

Lo storico Giovanni De Luna ci aiuta a contestualizzare quanto accaduto a Sanremo nel 1958.

Ottavo Festival della canzone italiana: sul palcoscenico del casinò municipale, Domenico Modugno interpreta una canzone destinata a cambiare la storia della musica leggera italiana: Nel blu, dipinto di blu (Volare). Fu una piccola rivoluzione per l'Italia del Dopoguerra, le cui canzoni fino ad allora erano state affollate di mamme “tutte belle”, di “papaveri e papere”, di “vecchi scarponi” e di tanti poveri cristi, come il protagonista di Casetta in Canadà (1957), sempre pronti a ricostruire la propria casa distrutta dal cattivo Pinco Panco. Il pubblico restò sbalordito da un brano straordinariamente innovativo per la sua capacità di coniugare l’influenza del rhythm’n’blues, la lezione dei Platters, con l’interpretazione di Modugno (spontanea, ricca di inflessioni regionali e molto espressiva) e con l’invenzione poetica, vagamente surreale, di Franco Migliacci, l’autore del testo. Quel “volo” cantato a squarciagola diventò anche un grido liberatorio, in grado di restituirci oggi i cambiamenti che stavano scuotendo in profondità il nostro paese, in quegli anni di boom economico (1958-1963) in cui l’Italia si scoprì di colpo una potenza industriale.

Sempre nel 1958, fu approvata la legge Merlin che aboliva le “case chiuse”. Intorno a quel tema si addensavano alcuni nodi culturali e ideologici (la famiglia, la sessualità, il ruolo della donna, la morale pubblica e privata) ancora segnati dalle loro origini rurali e progressivamente sostituiti da nuovi costumi legati a una società di tipo industriale. Come nel caso di Nel blu, dipinto di blu, la legge Merlin intercettò questi cambiamenti.

Sempre nel 1958 moriva Pio XII. Le sue sofferenze furono impietosamente mostrate ai media dalle fotografie scattate dal suo medico di fiducia. Il nuovo Papa, Giovanni XXIII, figlio di contadini bergamaschi interpretò il suo ruolo con un grande spirito di apertura, aiutando così il nostro paese a transitare lungo gli impervi sentieri di una modernizzazione tumultuosa e improvvisa.

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