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Effetti Brexit: cosa cambia per chi vuole lavorare in Gran Bretagna

Come insegna Bill Gates parlando dei computer la nostra tendenza è quella di sopravvalutare l’impatto sulla nostra vita delle novità ma soprattutto di sottovalutalo a medio lungo termine. Questa riflessione può essere applicata anche alla Brexit, secondo quanto sottolinea l'avv. giuslavorista Sergio Barozzi, partner Lexellent.
Oggi non si vedono le conseguenze della scelta Britannica, se non in termini di svalutazione della sterlina, ma l’uscita dalla Ue rappresenta un grande problema dal punto di vista dei lavoratori, e quindi delle aziende.
Noi oggi siamo portati a pensare che si possa andare a cercare fortuna in Gran Bretagna semplicemente staccando il biglietto di una low cost, ma tutto questo potrebbe finire molto presto, e naturalmente, viceversa. Gli inglesi sarebbero extracomunitari e quindi tenuti ad ottenere un visto per lavorare in Italia. Non solo ma in mancanza di accordi bilaterali ci sarebbero gravi conseguenze in termini pensionistici per i lavoratori che andassero a lavorare in GB, che potrebbero rischiare di perdere la continuità pensionistica, con aggravio di costi per l’azienda.
Ma altre e più sottili sono le possibili ricadute, per esempio in termini di carriera laddove divenisse, come diverrebbe in mancanza di accordi, necessario un visto per lavorare in UK o la possibilità fosse temporalmente limitata. Un cittadino inglese potrebbe avere difficoltà a divenire amministratore di una società italiana e viceversa, i costi di un espatrio aumenterebbero per effetto della mancata copertura sanitaria, che si sposterebbe dal servizio pubblico a quello privato.
La scelta di lasciare un grande mercato, conclude l'avv. Barozzi, e piattaforma ed opportunità di lavoro quale la UE, rappresenterebbe quindi per i lavoratori, ed indirettamente anche per le imprese, un grave danno e la perdita di importanti chance di lavoro e carriera. 

 

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