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Effetti Brexit nell`ambito accademico: Nicola Ortu

L'impatto della Brexit sul mondo universitario secondo Nicola Ortu, studente al King's College London in International Relations, è limitato dal fatto che una vera e propria Brexit non c'è stata. Nel senso che se è vero che c'è stato un referendum il 3 giugno 2016, la cui risposta positiva ha portato ad un nuovo governo, allo stesso tempo siamo all'inizio di un processo di uscita che non era neanche stato pianificato dal governo precedente e a cui siamo arrivati soltanto a marzo 2017, quando il nuovo primo ministro Theresa May ha notificato all'Unione Europea la volontà di uscire dall'UE.

In tal senso Ortu non riconosce un vero è proprio effetto della Brexit sul mondo accademico se non per gli effetti di lungo periodo, e li divide in due parti: quelli che riguardano l'ambiente, il corpus studentesco, la capacità delle università britanniche di attrarre più studenti di paesi molto diversi e dall'altra parte le capacità accademiche vere e proprie per quanto concerne la qualità della ricerca, su cui le università britanniche puntano molto ed essendo i maggiori destinari dei fondi europei. 

Per quanto concerne l'ambiente, Ortu ritiene che non ci sarà un impatto sostanziale nè per quanto riguarda l'inclusione nè il numero di eventuali studenti europei che andranno a studiare nel Regno Unito, anche se si è già visto un lieve calo delle immatricolazioni, dovute più alle incertezze della Brexit, che dalla Brexit stessa. 

Ma il punto è che il governo vuole procedere con un'uscita totale dal mercato unico, e ciò toglierebbe a molti studenti europei la possibilità di studiare in Gran Bretagna, perché hanno ancora la possibilità di ottenere un prestito d'onore da parte del governo britannico e quindi non pagare le tasse universitarie, fino a che non si inizia a lavorare e anche di pagare lo stesso ammontare degli studenti britannici. 

Per quanto riguarda l'impatto sostanziale della Brexit, se ci sarà nel lungo periodo sarà soprattutto nel campo della qualità dell'estensione della ricerca accademica, sui cui le università britanniche puntano molto. In tal senso Ortu ritiene che i fondi della ricerca europei in caso di una Brexit, sarà altamente improbabile che vengano estesi alle università britanniche.

"In tutto questo però-conclude Ortu- vedo un ruolo positivo dell'Italia, perché tutti questi fondi europei potranno essere richiesti da altri paesi europei e in questo vedo una grandissima possibilità per il mondo accademico italiano per arrivare ad un livello di eccelenza superiore, nonostante ci sarà una forte concorrenza da parte di atenei francesi, tedeschi, spagnoli".

 

Nicola Ortu Nato a Cagliari nel 1996, mi sono diplomato al Liceo Classico ‘Euclide’ di Cagliari. Trasferitosi a Londra, prosegue gli studi universitari al King’s College London, dove frequenta il corso di laurea triennale in ‘International Relations’. Appassionato di diplomazia ed affari internazionali, coltiva ancora una genuina passione per lo studio della storia. Dopo aver prestato servizio come tesoriere,  recentemente è stato eletto presidente dell’ ‘Italian Society’ del King’s College per il prossimo anno accademico.
 

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