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FAI - Fondo Ambiente Italiano. La bellezza ritrovata

 

La tutela della cultura e del paesaggio italiani: alla scoperta del mondo FAI.
 
Le sue origini affondano nel lontano 1975, quando il concetto di tutela dei beni culturali era argomento sconosciuto ai più. La grande novità che introdusse fu quella di trasferire l’idea di volontariato dal settore umanitario, ad ambiti quali paesaggio e bellezza. Un atteggiamento più laico e un obiettivo difficile: dedicare il proprio impegno non al corpo dell’uomo ma alla sua anima; un’impresa che sembrava impossibile e che è riuscita al Fondo Ambiente Italiano, per tutti il FAI.
Proprio a questo mondo, mix di professionalità e buona volontà, è dedicato il docu-film di Magazzini Einstein dal titolo “La bellezza ritrovata”. Un racconto sul FAI, dalla sua nascita a oggi, sulla bellezza strappata all'incuria e all’indifferenza, narrato non solo dalle voci ufficiali ma anche dai volontari, dagli operatori didattici e dagli artisti che nel corso del tempo hanno partecipato alle varie forme di intervento sul territorio.
La mission del “salvare possedendo” è rimasta inalterata nel corso del tempo. Una formula frutto di una considerazione semplice e lineare: «Non esiste un Paese dal punto di vista geografico con una forma precisa come l’Italia, proiettato totalmente in mezzo al Mediterraneo: dalle Alpi ai vulcani – spiega Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fondo – Il nostro obiettivo è rimasto quello di salvare il passato non in una forma imbalsamata, in questo modo il bene muore, ma dando nuova vita in funzione della vocazione del luogo e nel rispetto di quest’ultimo».
Il Fondo Ambiente Italiano percepisce alla lettera l’articolo 9 della Costituzione che considera il paesaggio un bene da tutelare e proteggere. La prima offerta di donazione arrivò l’anno successivo alla nascita: si trattava di un terreno di mille metri quadrati sulla costa di Cala Junco, all'estremità occidentale dell’isola siciliana di Panarea. Da allora si è arrivati alla gestione di 47 siti, 25 dei quali aperti al pubblico. Una varietà notevole, fatta di ville e abazie, spiagge e negozi, come quello storico della Olivetti riaperto a Venezia nel 2009.
«Il FAI semplicemente fa, con i beni che ci vengono donati da pubblici e privati. Il nostro compito è quello di restituirli e aprirli al pubblico, facendoli vivere – conferma il Direttore, Ilaria Borlotti Buitoni – L’amore per il proprio bene culturale però, non può partire da adulti ma va stimolato sin da bambini. Proprio per questo abbiamo ideato piani didattici per le scuole, anche se all’opera di sensibilizzazione devono contribuire famiglie e istituzioni. Questo malgrado le politiche di tutela dei beni culturali realizzate negli ultimi tempi, siano da considerarsi decisamente carenti».

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