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FASCISMO: LA PROPAGANDA

L’unità propone una carrellata di fotografie, quadri, manifesti e slogan che testimoniano l’organizzazione capillare della propaganda fascista e l’ampiezza dei mezzi espressivi e dei simboli attraverso cui essa prese corpo.
“Aurora della vita, speranza della patria, e soprattutto esercito di domani”, le nuove generazioni costituivano comprensibilmente i bersagli principali della campagna di indottrinamento fascista. Il senso della virilità e della potenza doveva essere loro trasmesso attraverso un sistema educativo che, pur riconoscendo l’altissimo valore dell’istruzione, non doveva mancare di subordinare la penna alla spada, la cultura all’ordine.
La vita della donna, incapace di grandi costruzioni spirituali, è per il fascismo dominata dall’amore, per i figli o per il marito. La sua massima espressione e realizzazione è la famiglia, la discendenza che essa deve assicurare alla patria. La tassa sul celibato, del 1934, si iscrive in quel contesto ideologico di difesa della razza che porta all’equazione tra essere uomo ed essere padre e che si esprime in questo adagio del duce: “i popoli con le culle vuote non possono conquistare un impero”.
Nel 1930 Mussolini proclama che l’intero complesso delle abitudini degli italiani deve essere riformato. A tale fine il regime allestì un vasto sistema di veti e prescrizioni che investiva ogni ambito, dalle formule da usare nelle lettere d’ufficio, alle forme di saluto (fu abolita la stretta di mano), all’abbigliamento (che impose agli uomini la camicia nera) e soprattutto al linguaggio, cui si prestò una particolare attenzione. L’autarchia culturale avviata all’inizio degli anni Trenta bandì dal vocabolario italiano ogni forestierismo, sostituì con il “più italico” voi il lei, che sopravvisse solo nelle espressioni umoristiche, e introdusse una serie di neologismi, tra cui il verbo “ricinare”. “La parola del fascista – asseriva il segretario del partito Achille Starace – è un patto. Le parole hanno una loro tremenda magia”.
Il fascio littorio assurge a emblema dello Stato e diventa onnipresente. L’arte, di cui la politica costituisce la somma manifestazione, esprime i valori fascisti attraverso l’estetica futurista delle opere di Sironi, Balla, Depero, Prampolini, Funi.
Nel 1927 nasce l’EIAR. La radio, più del cinematografo, si rivelerà un nuovo potentissimo mezzo di propaganda, annunciato da Mussolini con grande magniloquenza: “Il tempo dell’agnosticismo politico è finito. La coscienza nazionale chiede di essere alimentata, istruita, orientata.”

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