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Galli: la politica dopo il Muro

Carlo Galli, docente di Storia delle dottrine politiche all'Università di Bologna, viene qui intervistato da Maurizio Ferraris all'interno del Festival della Filosofia di Modena, e ci offre una panoramica delle forze in campo nella politica (e nella visione della politica) del mondo contemporaneo.
Per introdurre l'argomento risale al fascismo e al nazismo, e alla loro presunta volontà di superare le distinzioni tra destra e sinistra.  Il neoliberismo, da parte sua, pretendeva di annullare le stesse distinzioni perchè riteneva la destra e la sinistra incapaci di cogliere quella "oggettività" di cui esso si arrogava l'esclusiva. Il neoliberismo di oggi riprende questa connotazione di oggettività appellandosi alla neutralità, alla superiorità e alla precisione della scienza economica. In tale contesto la politica viene vista come un'attività inferiore e disturbante, che dovrebbe cedere il passo ai tecnici.

Secondo Carlo Galli la caduta del Muro di Berlino è stata determinata proprio dall'immane potenza del neoliberismo. Il sistema sovietico non è collassato nel 1989, ma qualche tempo prima, ossia con l'ascesa di Margareth Thatcher e di Ronald Reagan. E' stato in questo periodo che le potenze economiche si sono scatenate - con le guerre stellari, ad esempio - mettendo il comunismo in un contesto competitivo quando la sua situazione economica era già compromessa, tra le altre cose, dalla guerra in Afghanistan.

Cosa ne è, quindi, dello scacchiere politico e della democrazia dopo il crollo del Muro di Berlino? La democrazia moderna occidentale è un miscuglio di liberaldemocrazia e socialdemocrazia, che ha come obiettivo più la libera manifestazione delle individualità che il popolo in quanto collettività. Nel tempo si è organizzata sulla scala degli Stati nazionali, una scala che, però, oggi si rivela insufficiente rispetto a soggetti sociali ed economici sovranazionali. Non è finita la democrazia, piuttosto è finita la democrazia imperniata sullo Stato-nazione.

Carlo Galli

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