Seguici    
Accedi
 

GIOVANNI GIOLITTI: DAL NUOVO RE ALLA BELLE ÉPOQUE. L`ITALIA SI AFFACCIA AL NOVECENTO

L’unità audiovisiva, avvalendosi di materiale d’archivio, ripercorre i momenti salienti dell’epoca giolittiana, inaugurata nel novembre1903, quando l’ormai anziano Zanardelli indicò in Giovanni Giolitti il suo successore, e prolungatasi fino al 1914, anno dell’entrata in guerra dell’Italia.
In questi anni, in cui Giovanni Giolitti governò in modo quasi ininterrotto, con le sole eccezioni dei governi Sonnino (1906 e 1909 – 1910) e Luttazzi (1910 – 1911), l’Italia ottenne una certa solidità politica ed economica, prestigio e fiducia internazionale. Tra le innovazioni apportate da Giolitti in campo economico si ricorda la conversione della rendita, attraverso la quale si riducevano gli interessi dei titoli di stato senza che venisse meno la fiducia dei risparmiatori e la nuova configurazione giuridica delle camere del lavoro, abilitate a discutere da pari a pari con le rappresentanze degli imprenditori. In campo sociale, Giolitti affrontò i primi scioperi, e in particolare quello del 1904, organizzato dagli esponenti dei sindacati, in modo fermo ma sostanzialmente moderato. Grazie al successo della sua politica nell’affrontare le rivendicazioni dei braccianti, Giolitti poté sostenere che la lotta operaia era un danno per il socialismo e che la forza eversiva dovesse essere incanalata a sostegno delle strutture istituzionali.
La stabilità ottenuta dai governi giolittiani fece presto parlare della “insostituibilità” dello statista nella politica italiana. Fu lo stesso Giolitti a infondere nell’opinione pubblica tale convinzione, spesso strumentalizzando gli avversari e neutralizzando l’avversione di parlamentari meridionalisti come Gaetano Salvemini, che lo definì “il ministro della malavita”.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo