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Giuseppe Mazzini e il riconoscimento tardivo

Muore a Pisa Giuseppe Mazzini, considerato, insieme a Garibaldi, uno dei padri della Patria. Quando capisce che si sta avvicinando la sua morte Mazzini, esule a Londra, decide di rientrare in quell’Italia che da dodici anni era unita (e che da poco aveva Roma per capitale) come lui aveva sempre voluto. Ma vi rientra clandestinamente, sotto falso nome (anche se si trattava di una clandestinità relativa, ben nota alle autorità). E la sua morte, il 10 marzo 1872, non sembra la morte di un padre della patria, come oggi lo consideriamo e come anche allora molti lo consideravano. E questo perché l’Italia si era sì unita, ma in modalità e in forme istituzionali (quelle della monarchia sabauda) che lui rifiutava e combatteva. Solo parecchi anni dopo a Mazzini cominciano a essere dedicate strade e piazze. Solo all’inizio del Novecento i suoi scritti saranno introdotti nelle scuole. E il suo monumento, a Roma all’Aventino (progettato nel 1911 e separato da quelli dei suoi compagni di lotta della Repubblica romana che sono tutti sul Gianicolo) sarà inaugurato solo nel 1949. Una vicenda paradossale, che riflette però una difficoltà originaria dell’Italia unita a riconoscere quali fossero i suoi veri padri e quali i suoi miti di fondazione.

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