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GIUSEPPE VERDI: MACBETH

L’unità ci presenta “Macbeth”, melodramma di G. Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, tratto dall’omonima tragedia di William Shakespeare.
Una prima versione dell`Opera fu messa in scena a Firenze nel 1847; una seconda versione, venne rappresentata a Parigi nel 1865.
L`unità si apre con la scena in cui i soldati inglesi giurano di combattere il tiranno Macbeth.
Segue l`intervento del musicologo Giampiero Tintori che racconta quanto Giuseppe Verdi amasse leggere i classici ed in particolare Shakespeare.
In Macbeth Verdi si preoccupò di rendere scenicamente e musicalmente la grande differenza di caratterizzazione psicologica tra Macbeth e Lady Macbeth.
Per la prima dell’opera, Verdi volle che la Lady fosse una cantante brutta e dal tratto aggressivo, per indurre, con la maggiore verosimiglianza espressiva, un certo fastidio quasi fisico oltre che psichico. Il secondo intervento è del musicologo Marcello Conati, che sottolinea ancora una volta il fatto che una tragedia come “Macbeth” deve prima di tutto turbare il lettore e lo spettatore, per la potenza con cui i personaggi esprimono le loro umane e feroci passioni.
Verdi ha dato particolarmente importanza a due scene nell’opera, entrambe presenti in questa unità. La prima è quella della paura di Macbeth, dopo aver ha ucciso il re Duncano. Macbeth è confuso e spaventato, e sua moglie, con modi sprezzanti, lo incita a essere orgoglioso dell’atto compiuto.
Dal duetto traspaiono appunto le due diverse psicologie: Macbeth è fatalista, un personaggio debole che compie le azioni come guidato da una mano superiore; Lady Macbeth è volitiva, vuole intervenire sul destino, e manovra gli eventi in questa direzione.
La terza scena è quella del sonnambulismo di Lady, alla fine del dramma: i conflitti interni e un’ambientazione sovrannaturale s’impossessano della donna, facendo per la prima volta cedere la sua smania d’onnipotenza.

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