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Gli oracoli della moneta. L`arte della parola nel linguaggio dei banchieri centrali

Ben Bernanke il governatore della Fed dal 2006 al 2014, che ha inventato il quantitative easing, diceva sostanzialmente che il mestiere del banchiere centrale è per il 98% parole e per il 2% azione: partendo da questo Alberto Orioli, vicedirettore de "Il Sole 24 Ore", nel libro edito da Il Mulino, "Gli oracoli della moneta", ha cercato applicare i criteri dell'interpretazione della filosofia del linguaggio ai discorsi dei banchieri centrali l'idea dello speech art che sono gli "atti di parole" cioè quando una parola o un modo di dire diventa essa stessa un fatto.

Ad esempio il celebre "whatever it takes" di Mario Draghi che pronunciò nel luglio del 2012 a Londra, cambiò la storia della politica monetaria e la curva dei mercati, stiamo raccontando proprio questo una sorta di abracadabra moderno.

"Per i governatori centrali la modalità di comunicazione è diventata davvero una forma di rivoluzione perché si è partiti dal meccanismo esoterico di non dire nulla ai mercati, anzi con la mistica di stupire i mercati e di non far mai capire quali fossero le proprie intenzioni, all'idea obbligatoria della trasparenza che oggi vedi i governatori delle banche centrali confrontarsi nelle conferenze stampa con i giornalisti di tutto il mondo- dottolinea Orioli che conclude- Questo richiede anche una fase di accountability, perché è la prima volta che le banche accettano di mettersi in discussione e di essere verificate, di "rendere conto", appunto ad altre istituzioni che formano le istituzioni delle democrazie moderne".

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