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Il lavoro agile e le PMI

Il lavoro agile può essere adottato anche dalle PMI: la Legge 81/2017 promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro dei lavoratori. Perché questa opportunità dovrebbe riguardare solo le grandi imprese ed essere guardata con diffidenza dalle PMI?
Guardando alla competitività, il Lavoro Agile, secondo l'avv. giuslavorista Giulietta Bergamaschi, partner Lexellent, è un modo per obbligarsi, come azienda, a cogliere le opportunità che derivano dalla trasformazione digitale in corso nel mondo del lavoro. 
Di solito, un’impresa che adotta la modalità di lavoro agile è caratterizzata da altri aspetti di innovazione. Spesso infatti c’è coerenza con i piani strategici digitali e con il welfare, che come il Lavoro Agile punta ad un bilanciamento fra la vita lavorativa e quella privata. 
Sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro, gli elementi caratterizzanti la prestazione di lavoro in modalità agile sono le forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. 
Le caratteristiche del Lavoro Agile portano quindi nella maggior parte dei casi un risparmio in termini di “struttura” e una maggiore flessibilità per i dipendenti.
Nelle PMI dove la struttura organizzativa è meno complessa, secondo l'avv. Bergamaschi, c’è una naturale maggiore propensione alla flessibilità e alle interazioni fra le persone, quindi questo dovrebbe aiutarle nella trasformazione del modello di organizzazione del lavoro.
Dove cambia l’organizzazione del lavoro, deve cambiare anche il modo di assegnare gli obiettivi e valutare le performance delle persone. Chi lavora in lavoro agile deve sapersi misurare e autodeterminare; il raggiungimento degli obiettivi diventa un modo per contribuire davvero al funzionamento dell’organizzazione.
Se nelle imprese di dimensioni medio – grandi e nelle filiali italiane di imprese multinazionali - anche quando abbiano nel nostro paese un’organizzazione contenuta in termini numerici - è fondamentale il coinvolgimento e l’apporto culturale del management ad alti livelli, nelle PMI non si può prescindere dal ruolo fondamentale che riveste l’imprenditore, l’unico in grado di imporre a tutto il personale ed ai propri primi riporti il cambio di passo necessario per una coerente implementazione del lavoro agile.
Il livello di fiducia in un’organizzazione poco complessa deve essere molto elevato e attraverso il lavoro agile si possono ottenere ottimi risultati perché si può incrementare il livello di responsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti, a beneficio dei singoli e dell’intera organizzazione aziendale.
Questo vale soprattutto per le PMI a matrice italiana che vogliono avere una struttura in grado di competere non solo nel nostro paese, ma che consenta loro di essere innovative e competitive anche sui mercati internazionali.
Ancora in tema di innovazione, le imprese più attente al benessere delle persone ed ai benefici organizzativi che questo comporta stanno estendendo la possibilità di rendere la prestazione in lavoro agile a figure professionali che, per caratteristiche proprie dell’attività, non parevano naturalmente portate al lavoro da remoto. 
Si pensi ad esempio a figure come quelle amministrative o agli assistenti. 
Ebbene, anche questi lavoratori possono svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile: il tempo e la presenza in ufficio sono organizzati sulla base delle necessità. Si pensi all’assistente di un manager che si trova all’estero o comunque impegnato fuori azienda per motivi di lavoro; chi lo supporta può farlo sia dall’ufficio sia da remoto, se dotato degli strumenti tecnologici adeguati. 
Infine, un’ultima considerazione: è auspicabile che il lavoro agile non venga relegato nei confini di uno strumento di conciliazione di “genere” destinato solo alle donne lavoratrici madri. Sarebbe un vero peccato perché da un lato l’intento del legislatore andrebbe vanificato, ma soprattutto si perderebbe l’occasione di farne uno strumento gestionale e organizzativo importante in termini di incremento della competitività e della produttività.

 

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