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Innovare l`istruzione tecnica secondaria e terziaria - 2parte

L'istruzione tecnica è una buona formazione per i giovani, è necessaria per le imprese e il mondo del lavoro ed è strategica per la competitività del Paese.

Queste in sintesi le conclusioni, presentate a un convegno, del rapporto di ricerca di Treellle/Fondazione Rocca su: "Innovare l'istruzione tecnica secondaria e terziaria - per un sistema che connetta scuola, università e impresa" che mira a valutare l'impatto delle riforme introdotte nel 2008/2010 (Fioroni, Gelmini) sull'istruzione tecnica secondaria nonché sugli effetti dell'introduzione degli Its (Istituti Tecnici Superiori).

Secondo il rapporto per realizzare una buona offerta di istruzione tecnica (a livello secondario e terziario) è necessario che il sistema connetta maggiormente scuola, università e mondo del lavoro. Inoltre occorre rilanciare, innovandola, l'istruzione tecnica secondaria che ha avuto un forte declino di iscritti fino a pochi anni fa e che ora si è stabilizzata sul 32% del totale degli iscritti dei vari ordini della scuola secondaria.

A riguardo il rapporto formula una serie di proposte: istituire a livello nazionale Comitati settoriali permanenti con le Parti sociali; rafforzare l'autonomia gestionale degli istituti tecnici introducendo uno statuto speciale; aumentare e rendere effettiva la quota di autonomia curricolare su tutto il quinquennio; intensificare l'apprendimento delle lingue straniere, privilegiando l'inglese.

Da valorizzare poi l'alternanza scuola - lavoro predisponendo un Piano di accompagnamento e monitoraggio gestito in seno al Miur da una struttura interpartimentale dedicata. A livello locale invece occorre stabilire raccordi stabili sul territorio tra scuole e imprese dello stesso settore attraverso i Poli tecnico professionali.

Altro punto toccato è quello dell'istruzione tecnica terziaria breve (2-3 anni): in Italia, diversamente dagli altri Paesi europei, non esiste un'offerta intermedia di formazione tecnica tra la scuola e l'università che ha il monopolio dell'offerta d'istruzione terziaria. Per questa ragione è stato deciso l'avvio degli Istituti Tecnici Superiori (Its) non universitari.

Oltre a colmare il vuoto di offerta fra scuola e università gli Its sono stati pensati per rispondere alle richieste del mercato di tecnici superiori; per una più veloce transizione al mondo del lavoro e per ridurre gli abbandoni dell'Università (40%).

Ad oggi gli Its che fanno capo a Fondazioni di partecipazione di natura pubblico-privata sono 75 con 197 corsi attivati e circa 4.000 iscritti rispetto agli 880mmila della Germania e ai 116mila della Francia. Il tutto a fronte di stanziamenti per il periodo 2012-2015 di 17 milioni di euro, di cui il 70% provenienti dal Miur e il 30% dalle Regioni. Il risultato è che gli Its sono rimasti un settore di nicchia, con risorse insufficienti e quindi non in grado di risolvere l'anomalia italiana.

Anomalia che, secondo la proposta contenuta nel rapporto, potrebbe essere risolta con la creazione di nuovi Istituti Universitari Professionalizzanti (Iup) così da incrementare l'offerta di Istruzione tecnica terziaria coinvolgendo anche le università, ma con docenti provenienti prevalentemente dal mondo del lavoro e delle professioni e con una consistente quota di tirociniio per ciascuna annualità.

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