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ITALIA: VERSO LA CRISI DEL 1929. LA GRANDE DEPRESSIONE

Il 4 novembre 1928 sessantamila rurali confluiscono in Piazza Venezia per esprimere fiducia al regime fascista. Qualche giorno prima Mussolini aveva bruciato sull`Altare della Patria alcune cartelle del debito pubblico spontaneamente offerte dalla popolazione al governo per facilitarne l`azione volta alla riduzione del deficit. Il ceto medio poteva ora guardare con fiducia al futuro: il suo risparmio sarebbe stato tutelato. Il 21 dicembre dello stesso anno viene decisa la rivalutazione della lira a “quota novanta”. Questa iniziativa rientrava in un indirizzo di politica economica, di cui erano espressione l’autosufficienza cerealicola e l’aumento dei dazi protezionistici, che avrebbe consentito di lì a poco di arginare gli effetti della crisi del 1929.
Mussolini, alla fine degli anni Venti, gode del consenso della maggioranza degli italiani. Le motivazioni sono diverse: alcuni sono soddisfatti perché il fascismo sembra aver scongiurato il pericolo comunista, altri – impiegati, professionisti e, soprattutto, contadini – per il nuovo ruolo sociale che viene loro riconosciuto, altri ancora perché pensano che, essendosi consolidato quel regime che avevano inizialmente avversato, conviene ormai trarne il maggior numero di benefici. Gli anni bui della guerra e dell`immediato dopoguerra sembrano lontani. All`inizio del 1929 in Italia, come in America, il barometro dell`economia segna bel tempo. Il crollo di Wall Street giungerà come un fulmine a ciel sereno.

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