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JAMES JOYCE: ULISSE. LETTURE D`AUTORE

Intervistato da Antonio Debenedetti nel 1988, Carmelo Bene (Campi Salentina, Lecce 1937 – Roma 2002) in questo audiovisivo parla del suo rapporto con l’Ulisse di James Joyce (Dublino 1882 – Zurigo 1941). Letto per la prima volta a ventidue anni, il romanzo ha avuto un effetto dirompente sull’attore: gli ha modificato le emozioni musicali e i concetti di timbrica, gli ha sconvolto il linguaggio, gli trasformato la vita. Nell’Ulisse, la cui edizione completa fu pubblicata per la prima volta nel 1922, ci troviamo di fronte ad un “pensiero dell’immediato” ad un “immediato pensiero”, che, dice Bene, “non pare scritto, ma sottratto alla scrittura stessa”.
L’intervista prosegue parlando della genesi e della natura dell’Ulisse. Che cos’è questa “moderna Odissea”? Non tanto un monologo interiore, uno stream of consciousness; l’Ulisse è soprattutto grandissimo cinema, immagini create dall’ “elettricità della lingua che si arrende ai significanti, si rende, ne crea degli incroci continui da cui non si esce… e i personaggi non esistono”.

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