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JAMES JOYCE: VITA E OPERE

Il filmato, tratto da un programma del 1970, racconta la vita e l’opera letteraria di James Joyce (Dublino 1882 - Zurigo 1941).
Di famiglia cattolica e nazionalista, nel 1904 aveva lasciato l’Irlanda per venire a studiare in Italia, dove conobbe Italo Svevo, con cui nacque subito un’importante amicizia. Durante la prima guerra mondiale si trasferì a Zurigo e, più tardi, a Parigi, trascorrendo la maggior parte della vita in esilio volontario. Egli si compiaceva della sua condizione di esule, che a lui sembrava ricalcare il destino del sommo poeta italiano, Dante Alighieri.
Dopo le prime opere, i racconti Dubliners ed il romanzo Dedalus, Joyce raggiunse il successo, nel 1922, con l’Uyisses, in cui tutti gli episodi narrati trovano una corrispondenza con le vicende del poema omerico, ma dove il protagonista non è più l’eroe impegnato in gesta memorabili, bensì l’uomo qualsiasi, l’uomo moderno che deve affrontare i problemi dell’esistenza quotidiana.
Le numerose corrispondenze simboliche che si riscontrano nel testo rivelano quanto l’autore fosse affascinato dalla concezione medievale dell’arte come allegoria, e rimandano anche ad altre opere letterarie, tra cui la Divina Commedia. L’opera, un lungo monologo interiore, tradisce inoltre l’influenza della nascente psicoanalisi di Freud.
Inaugurando modalità narrative del tutto inedite, che attestano la crisi definitiva del romanzo ottocentesco, Joyce è universalmente riconosciuto come uno degli autori più rivoluzionari del Novecento. La portata rivoluzionaria della sua opera si estende al linguaggio che, per meglio restituire il ritmo del “flusso di coscienza”, subisce un’opera di decostruzione radicale: nell’ultima parte dell’Ulysses, Joyce aveva soppresso la punteggiatura; nel Finnegans Wake, la sua ultima opera, del 1941, stravolge addirittura le parole, realizzando un testo quasi indecifrabile.

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