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Jean-François Courtine: Heidegger, Husserl e la fenomenologia

Jean-François Courtine, Professore emerito di Filosofia all’Università Sorbona di Parigi, durante la prima sessione della International summer school of higher education in philosophy 2017, ha tenuto una lezione intitolata: "La fenomenologia proriamente detta: fenomenologia dell'inapparente e/o tautologia".

 

In questa intervista, di cui riportiamo di seguito il testo, Jean-François Courtine ci ha parlato dei contenuti della sua lezione e di come l'ha sviluppata.

 

Jean-François Courtine: La fenomenologia proriamente detta: fenomenologia dell'inapparente e/o tautologia.
Intendevo riaprire un dossier abbastanza classico: quello del rapporto di Heidegger con Husserl e con la fenomenologia. E ho voluto riaprire questo dossier, potremmo dire, a partire dalla fine, cioè a partire da uno degli ultimi seminari che Heidegger ha tenuto nel 1973 a Zahringen, vicino a Friburgo, dove troviamo questa caratterizzazione, questa determinazione, questa doppia determinazione, abbastanza curiosa della fenomenologia, che Heidegger rivendica, vale a dire che, ci dice, la fenomenologia propriamente detta, die eigentliche Phanomenologie, è una fenomenologia dell’inapparente. Prima determinazione, un po’ strana rispetto al concetto ordinario e attestato della fenomenologia, che va insieme a una seconda determinazione: vale a dire la tautologia. La fenomenologia è, allo stesso tempo, fenomenologia dell’inapparente e tautologia. La tautologia è il fatto di dire lo stesso dello stesso. Nell’opera di Heidegger ci sono numerose tautologie, già da presto. E in questo seminario la tautologia paradigmatica, se così possiamo dire, che dona l’avvio a tutta la storia della filosofia e della metafisica, è presa da Parmenide, dal Poema di Parmenide, e troviamo in greco questa formula molto nota: ἐστι γὰρ εἶναι, esso è in effetti l’essere. Questa è la prima pista che volevo esplorare mettendola in articolazione, rapportandola a un’altra determinazione della fenomenologia come fenomenologia dell’inapparente che in questo caso è direttamente legata alla questione del linguaggio o della parola (Wort). La parola rispetto alla quale Heidegger determina quella che è l’essenza della parola, l’essenza del linguaggio, in funzione non dell’enunciato, della proposizione, dell’enunciato vocale (φωνή), ma in funzione del silenzio o di un certo raccoglimento del silenzio (Gelaut der Stille). Il mio interesse era dunque quello di seguire questi due fili, questa tensione tra una determinazione della fenomenologia che mette l’accento sull’inapparire, sull’inapparenza, lo scheinen, l’apparire come condizione di possibilità di tutti i fenomeni (Erscheinung), da una parte e, dall’altra, una meditazione, una riflessione sulla lingua, sul linguaggio, sulla parola, che mette in primo piano, che è centrata su una riflessione, una problematica circa il silenzio (Gelaut der Stille), su qualcosa che potrebbe assomigliare, nella tradizione spirituale, a una mistica del silenzio. Il paradosso è: da una parte la fenomenologia va verso l’inapparire, l’inapparente, dall’altra parte, la riflessione sulla voce, sulla parola, sul dire, culmina e si orienta verso una riflessione circa il raccoglimento del silenzio, della meditazione sul silenzio, di questo Gelaut der Stille, silenzio, riposo, calma, tranquillità che sarebbe come il principio non detto della possibilità di ogni parola, di ogni enunciato. Ecco quali erano, in generale, le due tematiche dell’ultimo Heideggher che cercavo di incrociare.
Jean-François Courtine, Professore emerito di Filosofia all’Università Sorbona di Parigi, è uno dei più importanti storici della filosofia viventi ed è uno specialista di Storia dell’Ontologia. Allievo di Jean Beaufret e di Pierre Aubenque, è succeduto a Paul Ricœur come direttore degli Archivi Husserl di Parigi; è direttore delle collezioni “Bibliothèque de Philosophie”, “Problèmes & Controverses”, “Etudes et Commentaires” presso il prestigioso editore Vrin di Piazza della Sorbona. Ha sostenuto la sua tesi di dottorato nel 1987 sotto la direzione di Pierre Aubenque (soggetto: “Ontoteologica e topica dell’analogia. La svolta di Suarez. Studio sulla formazione del sistema della metafisica scolastica”). Tra le altre cose, è specialista della storia del vocabolario dell’essere e dell’ontologia. È stato membro de l’Institut Universitaire de France (cattedra: ontologia, teoria dell’oggetto) dal 2009 al 2013. Nel 2013, Jean-François Courtine ha ricevuto il Gran Premio di Filosofia del l’Académie Française, «per l’insieme della sua opera».

 

La Summer School è organizzata da
Associazione culturale Inschibboleth, Sezione universitaria di Sassari della Società Filosofica Italiana, Centro ricerche filosofiche letterarie scienze umane di Sassari.

In collaborazione con
Inschibboleth edizioni - Roma, il Corso di Laurea Magistrale in Scienze Storiche e Filosofiche, Dipartimento di Storia Scienze dell’uomo e della formazione dell’Università degli Studi di Sassari, l’Associazione Philolympia, Rai Cultura.

Responsabile dell’organizzazione: Giuseppe Pintus, Università di Sassari.

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