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L’allegria è il mio elemento: Giuseppe Ungaretti

“Sono, e dovrebbe essere indiscutibile, il maggior poeta italiano vivente, e, forse, il maggiore del mondo”. Sono parole di Giuseppe Ungaretti che ritroviamo in L’allegria è il mio elemento. Pubblicato con la cura di Silvia Zoppi Garampi, è un importante carteggio, finora inedito, che riporta alla luce le lettere tra Giuseppe Ungaretti e Leone Piccioni. Delle trecento lettere scambiate tra il luglio del 1946 e il maggio del 1969 molte sono conservate nell’archivio privato di Leone Piccioni e una cinquantina, quelle scritte a Giuseppe Ungaretti, al Gabinetto Vieusseux di Firenze. Leone Piccioni, allievo di Ungaretti a Roma, figlio di un importante esponente politico, in Rai dal 1945 come giornalista e poi dirigente, diventa interlocutore privilegiato di Ungaretti come si evince dal tono intimo e colloquiale che si riscontra in tutto il carteggio. Il poeta nelle sue lettere rivendica le competenze per l’insegnamento alla cattedra di Letteratura italiana moderna e contemporanea da cui viene sospeso, condivide strategie per la candidatura al premio Nobel e per la nomina a senatore a vita. Molte sono le lettere in cui si scambiano idee, riflessioni e resoconti relativamente alla collaborazione per l’Approdo nella versione radiofonica, televisiva e cartacea, e sul volume sull’opera omnia di Ungaretti che vedrà la luce, con la cura proprio di Leone Piccioni, col titolo Vita di un uomo. E naturalmente Ungaretti parla più volte del suo lavoro e della sua poesia: in una lettera del 1964 da New York scrive “C’è stata, inoltre, questa settimana, all’Università, una mia lettura d’un’ora delle mie poesie. Ho letto le più difficili. L’auditorium cadeva dagli applausi. Probabilmente non avevano capito nulla. Ma la poesia non occorre capirla. È segreto comunicato a segreto”.

In occasione della pubblicazione di L’allegria è il mio elemento, Rai Letteratura vi propone un ritratto del poeta e la lettura di suoi testi. Guido Davico Bonino ripercorre le tappe più significative della vita di Giuseppe Ungaretti, dall`infanzia in Alessandria d`Egitto alla partecipazione alla Grande Guerra, all`insegnamento di lingua e letteratura italiana a S. Paolo in Brasile fino al ritorno in Italia con la cattedra di letteratura moderna e contemporanea presso l`Università di Roma La Sapienza. Ungaretti si impone all`attenzione del pubblico internazionale con Il porto sepolto (1917) e Allegria di naufragi (1919). Il suo inedito lavoro di scavo e di esaltazione della parola, posta all`interno di una struttura a sequenza di versi volutamente brevi, assume una pregnanza straordinaria. Le avversità del destino, e in particolare la morte del figlio Antonello, segnano la produzione della maturità, tra cui si ricordano Sentimento del tempo (1933) e Dolore (1947), in cui si scorge il desiderio del poeta di raggiungere nell`aldilà i suoi cari scomparsi.

Luciano Virgilio legge alcune poesie tratte dalle raccolte L`Allegria di naufragi, Sentimento del Tempo, Un Grido e Paesaggi (1952) e Taccuino del vecchio (1960).

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