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La bambina selvaggia di Rumer Godden secondo Marta Barone

Rumer Godden, nata nel 1907 in Sussex, è cresciuta in India. Ha scritto molti libri (venticinque solo quelli per bambini) ed è morta a novant’anni nel 1998. Il titolo orginale del suo La bambina selvaggia (tradotto per Bompiani da Marta Barone) è Diddakoi, che vuol dire “zingara solo per metà”, essendo la protagonista Kizzy, rom per parte di padre e irlandese di madre. Nel romanzo si racconta lo scontro tra Kizzy e il mondo che la circonda. La ragazzina, che ha più o meno sette anni, vive con la trisnonna in un carrozzone parcheggiato nel frutteto di un burbero ma gentile Ammiraglio inglese. Quando la vecchia muore, nel villaggio sorge il problema di chi si occuperà di lei; l’Ammiraglio, che l’ha accolta in casa dopo un iniziale sconcerto perché totalmente disabituato alla compagnia femminile, non viene ritenuto adatto all’affidamento. Interviene Miss Brooke e con grande pazienza si dispone ad accogliere Kizzy che la respinge, così come respinge tutte le consuetudini della vita al chiuso. Il problema maggiore di Kizzy sono le sue coetanee, capitanate dalla pessima Prue, a sua volta sobillata da una madre perbenista e impicciona: non fanno che bullizzarla perché la sentono troppo diversa da loro. Da una parte favola a lieto fine, dall’altra cruda rappresentazione dei meccanismi di esclusione che vigono nel mondo infantile, La bambina selvaggia, scritto nel 1972, è un classico da non perdere.

 

Rumer Godden nasce nel Sussex nel 1907 e cresce in India insieme a tre sorelle a Narayanganj. Nel 1920 torna in patria, per frequentare la scuola, studiando anche per maestra di ballo. Nel 1925, a Calcutta, apre una scuola di danza per bambini inglesi e indiani che tiene aperta questa scuola per vent'anni insieme alla sorella Nancy. Nel frattempo, scrive il suo primo best seller, Black Narcissus. Dopo un matrimonio infelice durato otto anni, si trasferisce nel 1942 nel Kashmir insieme alle due figlie, stabilendosi all'inizio in una house boat. Torna nel 1944 a Calcutta, il libro Kingfishers Catch Fire si basa sul suo soggiorno in Kashmir. Si sposa di nuovo nel 1949, ritorna in Gran Bretagna e si stabilisce definitivamente in Inghilterra, nel Sussex. Nel 1950, comincia a interessarsi al cattolicesimo a cui si converte ufficialmente nel 1968. Visita l'India un'ultima volta nel 1994 insieme a una troupe della BBC per girare un documentario sulla sua vita e i suoi libri. Muore l'8 novembre 1998 all'età di novant’anni.

 

Marta Barone è nata a Torino nel 1987 e ha studiato letterature comparate all’università di Torino. Ha pubblicato tre libri per ragazzi con Rizzoli e Mondadori. L’ultimo è I setto colori per sette pittori, Mondadori 2016. Collabora con la narrativa straniera Einaudi, con Bompiani, con Mondadori ragazzi. Dal 2017 è curatrice dell’opera di Marina Jarre. Ha tradotto due racconti di Marcel Aymé nella raccolta Racconti di cinema (Einaudi 2014) e alcuni romanzi per ragazzi: Vado per mare, vado per terra di Pamela Lyndon Travers (BUR 2016), La bambina selvaggia e Bambole giapponesi di Rumer Godden (Bompiani 2017).

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