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LA MARCIA SU ROMA

La dimostrazione di forza che i manganellatori fascisti avevano dato nel maggio 1922, reprimendo lo sciopero generale, aveva avuto conseguenze ben più consistenti di quelle che gli stessi organizzatori avevano preconizzato. Lo scopo di Mussolini era diventato quello di prendere il potere e di assumere in prima persona l`incarico di capo del governo.
Mussolini tentò accordi con i popolari di Don Sturzo, mentre il presidente del consiglio in carica, Luigi Facta, continuava a "nutrire fiducia" sulla possibilità di salvare il suo traballante governo con l`offerta di alcuni ministeri ai fascisti. Il 18 giugno, poi, il futuro dittatore avviò con la monarchia le trattative segrete per la presa del potere. L`arduo compito era quello di convincere Sua Maestà a non opporsi al piano rivoluzionario delle Camicie Nere. Il problema di fondo era se compiere il colpo di stato con l`appoggio della Corona oppure contro di essa. Quando venne siglata la tacita alleanza tra Mussolini e Vittorio Emanuele, si spalancò per i fascisti la strada verso Roma; il 28 ottobre il re all`arrivo delle milizie di squadristi non decretò lo stato d`assedio e i fascisti occuparono la capitale quasi pacificamente. Mussolini era rimasto a Milano in attesa delle decisioni del re e il 30 ottobre poteva formare il suo governo. Cominciava sotto i crismi della legalità la svolta autoritaria di una dittatura che avrebbe dominato l`Italia per un ventennio.

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