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La mobilità generazionale del reddito in Italia

Attraverso uno studio basato sui dati delle dichiarazioni dei redditi di due generazioni di italiani, padri nati negli anni '40, e figli nati intorno agli anni '70, è stato possibile comprendere il livello di mobilità generazionale del reddito in Italia. "E' il primo studio che utilizza dati diretti sulle dichiarazioni dei redditi, perché finora in Italia non esistevano banche dati che permettessero di abbinare i redditi di due generazioni-sottolinea Gianluca Violante, professore di Economia alla Princeton University- siamo riusciti a farlo perché le dichiarazioni dei redditi hanno la possibilità di abbinare codice fiscale dei genitori con quello dei figli, fornendo dati molto dettagliati".

Il dato principale che emerge dallo studio è che in Italia c'è più mobilità intergenerazionale di quanto si pensasse finora: ad esempio se pensiamo alle famiglie con redditi nel primo quintile della distribuzione, cioè il 20% più basso, (quindi redditi sotto i 10-15mila euro) e ci chiediamo qual è la quota di figli di questi genitori che raggiungono il quintile più alto della loro distribuzione (cioè redditi intorno ai 40-50 mila euro) questo numero in Italia è circa del 10%.

Se invece pensiamo ai figli di genitori che partono già nel quintile più alto, quindi nel 20% più alto della distribuzione, questo numero è il 40%, quindi molto più elevato: c'è una certa persistenza delle classi economiche tra una generazione e l'altra ma c'è anche una quantità sostanziale di mobilità economica e sociale.

Dall'altro lato, però, emerge che, se andiamo ad analizzare la variazione geografica della mobilità intergenerazionale dell'Italia, c'è una forbice enorme tra Nord-est e Sud: questo salto dal quintile più basso al più alto, nel Nord-est di circa il 25%, mentre al Sud questo numero è al 5%: c'è una differenza di 4-5 volte in termini di mobilità intergenerazionale.

Inoltre analizzando gli indicatori socio-economici che sono correlati con la variazione geografica della mobilità intergenerazionale, è emerso che sono tre quelli più importanti: le condizioni locali del mercato del lavoro, la qualità della scuola, le cosìddette misure del capitale sociale delle province.

"In generale-conclude Violante- bisognerebbe pensare ad alcune prescrizioni di politica sociale ed economica: è importante investire sulla scuola e soprattutto garantire un migliore accesso ai giovani al mercato del lavoro".

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