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LA SATIRA: DALLA CADUTA DELL`IMPERO ROMANO ALLA COMMEDIA DELL`ARTE

Con la decadenza dell’impero romano, teatro e letteratura seguono sempre più la corruzione dei costumi e la satira, scadendo nell’osceno, non adempie più alle sue funzioni moralizzatrici.
Nel medioevo mentre in campo letterario la favola ricorre all’allegoria, dove gli animali sono utilizzati come tipi dei caratteri umani, il teatro è essenzialmente popolare, nel suo aspetto buffonesco dei mimi e nelle farse plebee. Intanto la satira letteraria giunge nelle invettive dantesche, in alcune liriche di Petrarca e nel Corbaccio di Boccaccio alla prima grande espressione d’arte.
Dalla fine del Quattrocento, in Italia, i massimi poeti e scrittori del tempo danno le loro opere al teatro. È il caso di Ludovico Ariosto, Pietro Aretino, Niccolò Machiavelli, il Ruzzante.
Per secoli, letteratura e teatro procedono di pari passo, fino a quando, in opposizione al teatro scritto, gli attori inventano la commedia dell’arte, che trae da quella classica non poche ispirazioni, come gli intrighi, gli equivoci, la scenografia e le decine di personaggi che ancora oggi conservano una freschezza e un realismo che poche figure teatrali possono vantare.

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