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Lavoro e povertà: quale rapporto?

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La tecnologia ha permesso l'introduzione dei cosiddetti "lavori a chiamata" in tutti i paesi benestanti e non sono una grande novità, infatti se andiamo indietro nel tempo, circa 200 anni fa la maggioranza dei poveri faceva lavori a chiamata così come la maggior parte dei poveri, oggigiorno nei paesi in via di sviluppo, fa un lavoro a chiamata, i lavori regolari con un salario certo e un contratto sono una rarità: solo il 20% degli uomini e il 15% delle donne in totale, mentre il rimanente 85%  si impiega in lavori saltuari, poco pagati e Incerti.

La natura della povertà è direttamente legata all'esistenza dei lavori a chiamata come ci illustra Oriana Bandiera, direttrice del Suntory and Toyota Centre for Economics and Related Disciplines, presso la London School of Economics. perché essendo appunto sottopagati e incerti hanno guadagni molto bassi. Quindi per capire le cause della povertà occorre stabilire se i poveri lo sono perché non possono o non vogliono far altro che questi lavori: quindi esiste una visione del mondo dove i poveri non hanno ne il talento ne la volontà di fare altro e quello che possono fare solo questi lavori a chiamata mal pagati. In questa visione del mondo l'unico modo di aiutare i propri e dar loro sussidi.

Un'altra visione invece vede i poveri con le abilità di fare altro, il talento per fare altro ma è la povertà stessa che li tiene bloccati in questa trappola: in questo mondo il talento non è allocato in modo ottimale.

Nella ricerca realizzata da Oriana Bandiera con le Organizzazione non governative, si valutano le loro politiche che si occupano di dare ai poveri una possibilità. Di recente ha collaborato con BRAC un'organizzazione non governativa che opera in Bangladesh e in Africa subsahariana.  Lavorando  con loro in Uganda, uno dei paesi più giovani del mondo l'età mediana è bassissima e man mano che i giovani entrano nel mercato del lavoro, la pressione è fortissima e il tasso di disoccupazione dei giovani è molto alto: nel 2013 era del 30% dei giovani e tra quelli occupate oltre il 70% aveva lavori saltuari. BRAC ha pensato di offrire a questi giovani un corso di formazione professionale  di sei mesi che costano circa 500 dollari, pari al reddito pro capite dell'Uganda.

Se applicassimo a tale realtà le due visioni della povertà precedentemente illustrate, secondo la prima questi corsi non dovrebbero avere nessun effetto, perché i poveri non hanno il talento per approfittarsene. Nella seconda visione invece la loro vita dovrebbe essere trasformata ed è questo che troviamo: circa 4 anni dopo i 600 che hanno ricevuto il corso di formazione hanno una vita molto diversa, lavorano di più, hanno dei salari più alti, e in totale il loro guadagno è aumentata del 35% e questo li ha portati al di là della soglia della povertà.

In un contesto completamente diverso come il Bangladesh, BRAC si occupa dei cosiddetti "ultra poveri", prevalentemente donne che sono talmente povere che non sanno che per farsi del microcredito, sono impiegate esclusivamente in lavori saltuari. In questi stessi paesi le donne più ricche si occupano di allevamento, hanno delle mucche, delle capre e vendono il latte, I vitelli che queste mucche danno. 

BRAC ha dato loro una muccae insegna loro come prendersene cura: la mucca vale un anno dell'equivalente della loro spesa per consumo. Tutti si aspettavano che vendessero la mucca e mangiassero di più invece non hanno fatto nulla di tutto ciò: hanno tenuto la mucca ma soprattutto risparmiano fino a quando possono comprarsi un'altra mucca e quelli che sono più bravi riescono a fare dei successivi investimenti anche nella terra.

Questo è un altro esempio di come i poveri una volta che viene data loro la possibilità riescono a scappare dalla povertà in maniera sostenibile. Il punto è che la maggior parte delle nostre politiche sono quelle che danno ai poveri un pochino di più per permettergli di vivere un po' meglio. Ma quello che questa ricerca dimostra è che se invece di dare un pochino di più ogni anno, dessimo un tanto una volta, questo potrebbe ridurre la povertà in maniera sostenibile. Non ci sarebbe più bisogni dei sussidi annuali alla povertà lo stesso un microcredito che ha avuto tanto successo nominativo, una volta che viene valutato non dimostra di essere particolarmente efficace a trasformare la vita della gente. 

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