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Lavoro: il futuro delle competenze

 Lavoro: il futuro delle competenze
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La discussione sul futuro del lavoro, dati gli imponenti processi di trasformazione tecnologica che caratterizzano la nostra epoca, desta forti preoccupazioni fra i cittadini e coinvolge studiosi, economisti, sociologi e politici. Ed è logico che sia così, perché il lavoro non è solo il mezzo per procurarsi di che vivere ma anche una forma fondamentale di espressione della persona e un vettore primario di integrazione sociale.

I “pessimisti” vedono un futuro in cui l’automazione porterà a disoccupazione e precarietà. Per gli “ottimisti”, invece, l’innovazione tecnologica produrrà crescita e nuovo lavoro, com’è accaduto sin dalla Rivoluzione Industriale. Chi abbia ragione è difficile dirlo, anche perché i tempi dell’innovazione tecnologica sono molto più rapidi di quelli dell’analisi sociale, del cambiamento culturale e dell’intervento politico. Ma la ricerca "Il futuro delle competenze" realizzata da Pearson in collaborazione con Nesta e The Oxford Martin School(scarica allegato) ci dice che forse non è questo il modo più utile di affrontare il problema. In primo luogo, perché la variabile “occupazione” - sia come quantità sia come qualità del lavoro - non dipende in modo esclusivo dall’innovazione tecnologica ma da un insieme di variabili - demografia, sostenibilità, disuguaglianze, stabilità politica - che fanno parte dei processi di globalizzazione e che richiedono di essere governate. In sostanza, il futuro del lavoro non dipende solo e tanto dalla tecnologia ma da come sapremo affrontare l’innovazione in un contesto sociale e globale caratterizzato dall’instabilità. 
In secondo luogo, perché se è probabile che molte professioni spariranno da qui al 2030, è invece certo che tutte cambieranno. Ed è qui che entrano in gioco la scuola e, più in generale, i sistemi formativi, perché occorre immaginare finalmente un Lifelong Learning, una formazione lungo tutto l’arco della vita. È infatti la scuola che dovrà fornire le employability skills, le nuove competenze trasversali necessarie a qualificarsi (e riqualificarsi) per un mondo del lavoro investito da un incessante cambiamento. Per fare questo, però, anche la scuola dovrà cambiare: la ricerca ci rassicura sul fatto che la professione docente sarà una delle più stabili nei prossimi decenni, ma lancia anche una chiara sfida alla nostra capacità di innovare metodologie e contenuti dell’insegnamento-apprendimento.
I dibattiti più recenti intorno al futuro delle professioni si sono concentrati principalmente sul rischio al quale i vari lavori sono o non sono esposti a causa dell’automazione. Gli studi hanno generalmente minimizzato gli effetti potenziali dell’automazione sulla creazione di posti di lavoro e si sono mostrati inclini a ignorare altri trend rilevanti, tra cui la globalizzazione, l’invecchiamento della popolazione, l’urbanizzazione e la crescita di importanza dell’“economia verde” o green economy. 

 

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