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Le leggi di Keplero - parte seconda

Il 15 maggio 1618 Keplero conferma la sua scoperta della terza legge del movimento dei pianeti: tanto maggiore è la distanza del pianeta dal sole, tanto più lenta sarà la sua “rivoluzione”. 70 anni più tardi Isacco Newton dimostra come queste leggi non siano altro che casi particolari della legge di gravitazione universale.

Nella serie L'Universo della Meccanica si ripercorre la storia delle leggi della meccanica, dalle intuizioni di Galileo (Pisa 1564 - Arcetri, Firenze 1642) alla teoria della relatività.
L’unità completa la descrizione delle osservazioni di Giovanni Keplero, il quale scoprì che Marte era più veloce in prossimità del sole e più lento quando ne era lontano. Con l’ausilio di grafica al computer viene illustrato il modo in cui l’astronomo tedesco riuscì con delle triangolazioni a determinare l’orbita di Marte, che risulta essere un’ellisse. La voce narrante descrive, inoltre, le sezioni coniche, figure geometriche conosciute fin dall’antichità. Pappo D’Alessandria trovò un modo per descrivere le sezioni coniche, ellisse, parabola, iperbole e circonferenza, con definizioni e formule utilizzate anche ai giorni nostri.
Dopo aver passato in rassegna le tre leggi di Keplero, l'unità si chiude con il professor Goodstein che riassume alla classe gli studi dello scienziato tedesco.

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