Seguici    
Accedi
 

L`occupazione femminile: a che punto siamo?

L'occupazione femminile è un tasto dolente per il nostro Paese, specialmente se rapportato alla media europea. Nel 2014 il livello di occupazione delle donne tra i 15 e i 64 anni è stato al di sotto del 47%, contro una media Ue che si aggira attorno al 60%, come ci illustra Alessandra Casarico, professore associato di Scienza delle Finanze all'Università Bocconi di Milano. 

I differenziali occupazionali di genere

In Italia il calo dell’occupazione è quasi esclusivamente maschile. Ciò è avvenuto in modo più accentuato per tutti gli anni della crisi nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, mentre per l’occupazione femminile, dopo il calo del 2009, si osserva una crescita nel 2011 e nel 2012. Nel 2013, con l’aggravarsi del quadro recessivo anche per le donne, si evidenzia una diminuzione dell’occupazione (-128 mila unità, pari a -1,4 per cento rispetto al 2012). Nel complesso dei cinque anni della crisi, l’occupazione degli uomini si è ridotta del 6,9 per cento, a fronte di un calo dello 0,1 per cento per le donne. Il 20,3 per cento delle donne è costretto a optare per il part-time (contro il 2,3 degli uomini) e l'8,7 di quelle che lavorano lascia il lavoro quando arriva un figlio.
 

Soltanto una parte dell’occupazione femminile ha però tenuto con la crisi. La quota di donne occupate continua a essere molto bassa (il 46,5 per cento), di 12,2 punti inferiore al valore medio della Ue28. Nella fascia di età tra 15 e 49 anni, il tasso di occupazione cala per tutte le donne, non solo per le giovani che ancora vivono all’interno della famiglia e che sono state maggiormente colpite dalla crisi, ma anche per le madri sole, quelle in coppia con o senza figli e le single.

Il tasso di occupazione delle madri è pari al 54,3 per cento, mentre sale al 68,8 per cento per le donne in coppia senza figli. I divari territoriali sono particolarmente accentuati: nel Mezzogiorno le madri occupate sono il 35,3 per cento contro il 66,4 per cento del Nord e il 61,5 del Centro. Nel complesso sono quasi un milione e mezzo le madri di questa fascia di età che vorrebbero avere un lavoro, considerando sia le disoccupate sia le forze di lavoro potenziali.

Aumentano le donne breadwinner, ovvero crescono le famiglie con almeno una persona di 15-64 anni in cui è la donna ad essere l’unica occupata, specialmente tra le madri in coppia. La crescita riguarda 591 mila famiglie (34,5 per cento in più). Nel Mezzogiorno al loro aumento si associa la riduzione delle famiglie sostenute unicamente dal lavoro dell’uomo. Peggiora la situazione di conciliazione dei tempi di vita delle donne. Cresce la quota di donne occupate in gravidanza che non lavora più a due anni di distanza dal parto (22,3 per cento nel 2012 dal 18,4 nel 2005), soprattutto nel Mezzogiorno dove arriva al 29,8 per cento. Aumenta anche la quota di donne con figli piccoli che lamentano le difficoltà di conciliazione tra chi il lavoro lo mantiene (dal 38,6 per cento al 42,7 per cento). (dati Istat http://www.istat.it/it/files/2014/05/cap3.pdf )

L'occupazione femminile a livello europeo

Per l’occupazione femminile l'Istat osserva in Europa dinamiche contrapposte. A fronte di una crescita rilevante del numero di occupate in Germania (+7,0 per cento), Belgio (+4,8 per cento), Austria (+4,5 per cento), Svezia (+3,0 per cento) e Regno Unito (+2,5 per cento) si registrano perdite consistenti in Spagna (-903 mila occupate, pari a -10,6 per cento), in Grecia (-328 mila, pari a -18,4 per cento) e in Portogallo (-257mila, pari a -10,7 per cento). Il settore di attività cui, in ambito europeo, si deve la maggior parte della crescita occupazionale delle donne è la sanità e assistenza sociale (1 milione 498 mila occupate in più), seguito dalle attività legate all’educazione e alla formazione (+530 mila occupate), mentre risultano in calo soprattutto agricoltura, industria e commercio.

Tags

Condividi questo articolo

Inserisci il codice nel tuo articolo