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Malala raccontata da Stefania Cherchi

Rai Letteratura celebra il 25 novembre - Giornata Internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne – con un’intervista a Stefania Cherchi, la traduttrice del libro “Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l’istruzione delle donne(Garzanti 2013).

Scritto a quattro mani con la giornalista Christina Lamb, il libro racconta la storia della ragazzina pakistana miracolosamente sopravvissuta all’attentato dei talebani il 9 ottobre 2012: Malala Yousafzai. È un inchiostro toccante, che ripercorre l’esemplare coraggio di questa giovane studentessa divenuta il simbolo universale di tutte le donne che combattono per il diritto alla cultura e al sapere. Con quali armi? Proprio i libri, il sapere, la conoscenza, la cultura. Un kalashnikov potentissimo, quello dell’Istruzione. La battaglia di Malala è quella di garantire anche alle bambine del suo Paese il diritto allo studio perché “i Talebani hanno proibito alle donne di studiare. Ma noi ragazze di Swat non abbiamo paura di nessuno e abbiamo deciso che andremo a scuola con i libri nascosti sotto i nostri veli”. Perché “un bambino, un insegnante, un libro e una penna, possono cambiare il mondo”. E perché questo libro è dedicato “a tutte le ragazze che hanno affrontato l’ingiustizia e sono state zittite. Insieme saremo ascoltate”. Parola di Malala.

 

Valle dello Swat, Pakistan, 9 ottobre 2012, ore dodici.

La scuola è finita, e Malala insieme alle sue compagne è sul vecchio bus che la riporta a casa. All'improvviso un uomo sale a bordo e spara tre proiettili, colpendola in pieno volto e lasciandola in fin di vita. Malala ha appena quindici anni, ma per i talebani è colpevole di aver gridato al mondo sin da piccola il suo desiderio di leggere e studiare. Per questo deve morire. Ma Malala non muore: la sua guarigione miracolosa sarà l'inizio di un viaggio straordinario dalla remota valle in cui è nata fino all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

 

Malala Yousafzai all’età di undici anni comincia a scrivere della vita sotto i talebani su un blog in urdu della BBC. Nel 2011 come riconoscimento per il suo coraggio e il suo impegno in favore dei diritti delle donne riceve il Pakistan’s National Youth Peace Prize. Dopo l’attentato subito nell’ottobre 2012, continua la sua campagna universale per il diritto all’istruzione attraverso il Malala Fund, organizzazione non profit che raccoglie fondi da dedicare a progetti educativi in tutto il mondo.

 

Christina Lamb è un’importante giornalista internazionale che dal 1987 segue le vicende di Pakistan e Afghanistan. Laureata a Oxford e Harvard, ha ricevuto per cinque volte il premio Britain’s Foreign Correspondent of the Year e il Prix Bayeux-Calvados, il riconoscimento europeo più prestigioso riservato ai corrispondenti di guerra. Attualmente scrive sul «Sunday Times» e vive con la sua famiglia tra Londra e il Portogallo. È autrice di cinque libri.

 

Stefania Cherchi, co-fondatrice della Libreria delle Donne “Le Due Lune” di Piacenza e traduttrice da 25 anni, ha tradotto dall’inglese “Io sono Malala. La mia battaglia per la libertà e l’istruzione delle donne” (Garzanti 2013).

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