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MEDARDO ROSSO: LO SCULTORE DELLA LUCE

Attraverso immagini delle opere e dei luoghi ove visse, l’unità ripercorre la vita e l’esperienza artistica dello scultore Medardo Rosso. Nato a Torino nel 1858 da una famiglia borghese, nel 1870 si trasferisce a Milano (dove muore nel 1928). Contro il volere dei genitori si iscrive all’Accademia di Brera. Rosso avverte subito l’anacronismo dell’insegnamento accademico e, a causa della sua insofferenza, viene espulso dalla scuola. Si avvicina al movimento della Scapigliatura. I suoi modelli in quel periodo sono soprattutto Giuseppe Grandi, Tranquillo Cremona, Daniele Ranzoni, Emilio Gola. L’ambiente in cui si muove e trova materiale cui ispirarsi per le sue opere, è quello cittadino dei Navigli milanesi, della gente comune, gli anziani, i bambini. Il suo studio è rivolto alla “ricerca del vero”, ma soprattutto alla luce e alla possibilità di “fissarla” nell’opera. Lo stesso desiderio di fermare il fuggevole battito solare che, in Francia, aveva caratterizzato il movimento impressionista. Mentre a Parigi (dove si reca la prima volta nel 1885-86 e successivamente nel 1889), la scultura di Rosso ottiene l’ammirazione anche di Rodin, in Italia soltanto Ardengo Soffici si impegna a farlo conoscere. Medardo Rosso muore a Milano nel 1928.
In una testimonianza, il pittore Carlo Carrà ricorda la sua amicizia con lo scultore. L’unità si conclude con una carrellata sulle opere, illustrate in successione cronologica.

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