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Millennials, una risorsa per il mondo del lavoro

I Millennials, ovvero i giovani nati tra gli anni Ottanta e il 2000, nel 2020 rappresenteranno il 50 per cento dei lavoratori a livello globale. .Il libro “Leading Millennials. Conoscere le nuove generazioni per costruire collaborazioni di successo in azienda” (Egea, 2019), scritto da laura Baruffaldi, nasce dalla necessità di approfondire la nostra conoscenza relativa alle differenze generazionali per cercare di ricreare un clima di fiducia e collaborazione nei vari contesti organizzativi. 
Vi è un tentativo di “etichettarli” con variopinti stereotipi, a seconda dell’aspetto che maggiormente si desidera enfatizzare. In Cina, ad esempio, sono i mangia-vecchi, cioè i nuovi parassiti che vivono sulle spalle delle generazioni, mentre in Giappone li chiamano nagara-zoku, «le persone che fanno due cose alla volta», ovvero i multitasking. Gli spagnoli li hanno soprannominati Generaciòn Ni-Ni, per indicare coloro che non fanno nulla, né studiano né lavorano. Nascono invece in America gli appellativi maggiormente diffusi e universalmente accettati, ovvero Generazione Y o Millennials. 
Di fronte a questa variopinta moltitudine di definizioni, viene spontaneo domandarsi: chi sono realmente i Millennials? Quali sono i valori e le aspirazioni di questa nuova generazione? Come si fa a interagire con loro in maniera positiva e costruttiva? Nel contesto sociale e culturale in cui siamo chiamati a vivere oggi, queste domande risultano essere sempre più stringenti. Spesso, infatti, ragionare con stereotipi limita la nostra comprensione di ciò che abbiamo di fronte e di conseguenza le azioni che intraprendiamo risultano essere poco efficaci.  E questo spesso ha ricadute, a volte anche molto severe, sulle performance individuali e di team.
Alla luce di questo contesto, la ricerca si è focalizzata su due dimensioni: 
1) l’identificazione e l’analisi delle caratteristiche demografiche e sociali di questa generazione, evidenziando i principali trend e novità che sono stati introdotti e valutando come questi abbiano modificato (se non addirittura stravolto) certe abitudini consolidate
2) lo sviluppo di possibili spunti e riflessioni su come costruire un punto di incontro tra l’esperienza dei “senior” e la freschezza dei “junior”. Il fatto che i Millennials rappresentino un vero e proprio rompicapo per le generazioni precedenti è ormai risaputo. Capire come sciogliere questo rompicapo e quindi come conquistare e mantenere collaborazioni positive e di successo con questi ragazzi è, al giorno d’oggi, riconosciuta come una delle principali sfide che accomuna manager, genitori, insegnanti e ricercatori.
A chi si domanda se davvero questi giovani meritano tutta questa attenzione, alla luce dei risultati di questa ricerca, la risposta è affermativa. Non si tratta della moda del momento. Il fatto è che si tratta di una generazione totalmente atipica, con tratti distintivi e spesso «sovversivi», una generazione unica e apparentemente disconnessa da ciò che l’ha preceduta, e per questo poco compresa e criticata.
Una celebre frase di Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina, fu: «Molto ragionamento e poca osservazione conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». L’idea alla base di questa affermazione ci richiama alla necessità di considerare fatti, evidenze, passate e presenti, per formulare giudizi «reali», capaci di tenere in considerazione la totalità dei fattori, che possano guidare azioni volte alla valorizzazione del potenziale di ciascuno individuo e, di conseguenza, al miglioramento della sua performance.

 

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