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Nautilus - Educare al bello

Ritorna il consueto appuntamento con Nautilus. Federico Taddia questa settimana discuterà con gli ospiti del concetto di Bello. Apre il dibattito il filosofo Stefano Faravelli, che gira il modo dipingendo piccoli taccuini di viaggio che, srotolandosi, diventano racconti magici e misteriosi. Faravelli, per prima cosa, si toglie l’orologio, “come fanno i cinesi prima della cerimonia del tè”, perché, dice, “la bellezza ha a che fare con l’eternità”. Alla domanda cosa è la bellezza, i ragazzi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli rispondono: “la bellezza non è solo estetica, ma è qualcosa che vibra”. In questa prima puntata, sentiremo anche il parere del filosofo Remo Bodei, in collegamento da Firenze, secondo cui “la bellezza si può misurare, c’è un’oggettività della bellezza, la vista e l’udito riescono a coglierla, il gusto la rende soggettiva. Bellezza, bontà e verità sono unite in una sorta di trinità. Dalla metà del diciannovesimo secolo, la bellezza si fonde con il brutto. Natura morta, in inglese Still Life, significa vita ferma, perché la bellezza richiama l’eternità. I sensi non sono passivi, possono essere educati, arte e bellezza hanno a che fare con la ricerca e lo sviluppo della sensibilità. Anche l’idea di brutto si è trasformata. La differenza tra bello e brutto non è così diametrale, il contrario di bello è il banale, se l’espressività si serve del brutto, paradossalmente questo può considerarsi bello”.

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