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Nel regno di Gaetano Castelli

“Sono scenografo, ma intendo la scenografia come l’opera d’arte completa.

Per me lo scenografo dovrebbe sapere, dipingere, architettare e scolpire.”

                                                                                                                     Gaetano Castelli

 

In realtà  Gaetano Castelli avrebbe voluto fare il pittore a tempo pieno ma la sorte gli ha riservato altro;  nel 1964, giovanissimo, entra in una RAI che esiste da meno di dieci anni  e la sua carriera segna le scene (e la storia) della televisione italiana per più di cinquant’anni

 

Anche se qualcuno potrebbe non riconoscere il suo nome, tutta l’Italia conosce il suo lavoro, perché le sue scenografie hanno ambientato la storia della canzone italiana per ben diciotto edizioni del Festival di Sanremo; infatti, a partire  dalla fine degli anni sessanta, Castelli ha curato scenografie di programmi di ogni genere, per la RAI e per altre reti televisive: da inchieste giornalistiche a telegiornali, da talk show a spettacoli di varietà.  

 

Un aspetto meno conosciuto della sua creatività, che si sprigiona lontano dai riflettori televisivi, è la pittura. Da anni la pittura è la sua oasi. Usa una luce artificiale, che gli permette di interrompere e riprendere i suoi lavori in qualsiasi momento, se dovesse sopraggiungere  una telefonata con un problema urgente da risolvere nello studio televisivo senza dipendere dalla luce del giorno. Non solo: applica una tecnica antica e raffinata, quella della “velatura”, molto usata nel seicento dai pittori del Barocco per dare risalto ai chiaroscuri, che lascia  trasparire il tono sottostante precedentemente elaborato.

La scenografia per l'edizione del Festival di Sanremo  del 2007

La carriera artistica di Gaetano Castelli scenografo gli ha riservato incontri e amicizie con molti volti noti del mondo dello spettacolo, da Pippo Baudo a Fiorello, da Raffaella Carrà a Roberto Benigni, da Adriano Celentano a Carlo Verdone, tra gli altri.  Protagonisti televisivi e personaggi impegnativi. Forse è per questo che Castelli predilige dipingere manichini, indossatori senza volti  di costumi sontuosi e spettacolari, che lasciano spazio alla fantasia.  I risultati sono come le sue scenografie. Semplicemente sbalorditivi.

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