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Non è un paese per donne

Con l’ascesa dei fondamentalisti islamici nel 1992, e quindi la presa del potere da parte dei talebani quattro anni dopo, le donne afghane si sono viste negare il diritto di partecipare pienamente alla vita sociale, economica, culturale e politica del Paese. Tra i diritti negati, quelli all'istruzione, al lavoro (a tutte le donne è stato imposto di restare a casa), alla libertà di movimento (nessuna donna può uscire di casa senza essere accompagnata da un parente stretto di sesso maschile), alla salute (nessuna donna può essere operata o visitata da un medico di sesso maschile), alla giustizia (una donna non può far ricorso direttamente a un tribunale e la sua testimonianza vale comunque la metà di quella di un uomo), all’esposizione di qualsiasi parte del proprio corpo, al divertimento, alla parola, al canto, allo sport... In altre parole, la donna afghana si è vista negare il riconoscimento quale essere umano. E la situazione oggi, anche dopo il rovesciamento del regime integralista da parte delle forze militari statunitensi nel 2001, non è molto migliorata, visto che i talebani rappresentano tuttora il potere predominante nel paese.

Il servizio Non è un paese per donne (estratto dall’omonimo documento andato in onda il 3-12-2011 per Tg2 Dossier) offre uno spaccato della condizione di sottomissione e arretratezza in cui vivono le donne a Herāt, nell’Afghanistan occidentale, anche dopo la caduta del regime talebano.

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