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Ocse: in futuro il 10-14% delle mansioni potrebbero essere automatizzate

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Oggi c'è molta preoccupazione sul futuro e soprattutto su che tipo d'impatto come le nuove tecnologie digitali potranno avere sul mercato del lavoro, su come l'intelligenza artificiale possa distruggere delle posizioni lavorative, sostituendo alcune mansioni. 

In realtà a riguardo, secondo Stefano Scarpetta, direttore per l'occupazione, il lavoro e gli affari sociali presso l'OCSE,  c'è molta incertezza riguardo alla velocità, alle modalità di questi cambiamenti tecnologici, di quanti lavori saranno effettivamente a rischio di automazione.

Secondo uno studio realizzato dall'Ocse, tra 10 e il 14% delle mansioni oggi presenti nella nostra economia, potrebbero essere automatizzate. In tutto ciò però occorre stare attenti a non entrare nella trappola del determinismo tecnologico per cui qualunque tecnologia verrà sicuramente introdotta nei processi produttivi: la capacità di adattare queste nuove tecnologie, dipenderà dalle politiche che verranno messe in opera dai governi, sia a livello locale che nazionale, dalle scelte delle imprese.

A questo 10- 14% se ne affianca un 30% di posti di lavoro che probabilmente rimarrà, ma dal 50 al 70% delle mansioni che oggi sono svolte da lavoratori in queste professioni, potranno essere svolte dalle macchine: Quindi il lavoro rimarrà ma il lavoratore dovrà adeguarsi ad acquisire nuove competenze per poter svolgere quelle mansioni complementari a quello che le macchine potranno fare un domani.

L’Italia diminuirà la sua popolazione in età lavorativa di circa il 23% a differenza di Australia e Stati Uniti che vedranno un aumento pari al 26% per l’Australia e il 10% per gli Stati Uniti. Assieme all’Italia anche la Germania vedrà un decremento del 23% e il Giappone del 28%. Questo significa  che coloro che lavoreranno dovranno sostenere tutti coloro che ormai non saranno più in età lavorativa. In Italia, circa il 30% de lavoratori svolgono lavori in cui le loro attività produttive sono interconnesse con quelle di altri paesi.

Ed è in questo quadro che si deve poi aggiungere un disavanzo di produttività sempre più netto tra le imprese più redditizie a livello globale e le altre. Ciò significa che c’è un grande disavanzo tra quel 10% di imprese redditizie e le restati altre 90% e questo fa sì che coloro che hanno saputo investire in nuove tecnologie hanno poi goduto di una forte crescita. In termini di robot nei processi produttivi si prevede un forte incremento: da 83.000 robot presenti globalmente nel 2003 a 500.000 stimati nel 2020

La vera sfida, secondo Scarpetta, non è tanto quella di una disoccupazione di massa legata al processo di evoluzione tecnologica ma c'è un rischio c'è piuttosto un rischio di diseguaglianze sul mercato del lavoro tra chi avrà le competenze per cogliere le nuove opportunità che sicuramente la rivoluzione digitale sta creando e creerà e chi invece si troverà a mantenere un posto di lavoro o transitare su una posizione lavorativa che offre un salario più basso e scarse prospettive di carriera.

Bisogna investire molto sul capitale umano, aiutando non soltanto i giovani che si affacciano sul mercato del lavoro, ma anche gli adulti che sono già sul mercato del lavoro ad adeguare le loro competenze e poter acquisire quelle che saranno necessarie per svolgere le mansioni richieste dai lavori di domani.

In tal senso c'è un forte sforzo in quella che si chiama lifelong learning, la formazione continua dell'altro c'è la questione riguardante l'adeguamento dei sistemi previdenziali e della prevenzione sociale, come le politiche del lavoro al mercato del lavoro che cambia.

Oggi in Italia abbiamo una percentuale significativa di lavoratori autonomi ed è probabile che in un futuro, attraverso le piattaforme digitali, la cosiddetta Gig Economy, ci saranno più opportunità  per questi lavoratori autonomi che ovviamente lavoreranno per diverse piattaforme e molti clienti allo stesso tempo. Il problema è che il sistema di protezione sociale oggi in Italia come in molti paesi dell'Ocse, non è adeguato ad offrire a loro un adeguata rete di protezione.

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