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Opera Lirica: la scenografia

L’unità si apre sulle note dell`opera seria Artaserse di Johann Adolf Hasse. Il musicologo Giampiero Tintori racconta alcune caratteristiche dell’opera seria settecentesca. Era uno spettacolo grandioso, che poteva richiedere scenografie immense e assai elaborate da ingegneri teatrali e artisti del calibro di Parigi e Bibbiena.
In piena epoca barocca, le macchine teatrali erano l’attrazione principale. Servivano a creare le nuvole, gli dei, le tempeste, e ambientazioni magiche.
Si fa un breve riferimento al teatro di Drottningholm, che ha riaperto dopo due secoli e mezzo di assoluto letargo. Sono state trovate macchine sceniche ancora perfettamente funzionanti.
La musicologa Mercedes Viale Ferrero illustra le macchine sceniche del settecento. Il palcoscenico veniva tagliato, in modo da poter utilizzare la tecnica dei movimenti orizzontali e verticali delle scene. Nel ‘700 la scena doveva essere adeguata a un sistema drammatico razionale. Lo spazio veniva quindi usato in base alle esigenze, e quindi ingrandito o limitato in base al grado di intimità o solennità richiesto dall’azione. Le azioni drammatiche infatti si vanno via via differenziando, a causa del rapporto più stretto scena e parola, dovuto a una drammaturgia nuova, introdotta da Metastasio.
Un ascolto da La schiava liberata di Nicolò Jommelli chiude l’unità.

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