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Parmenide: l`essere e il non essere.

Quali sono i segni che permettono di riconoscere l`essere? Che cosa consegue dall`assoluta opposizione dell`essere e del non essere? E, infine, come considerare l`asserzione di Parmenide (Elea, 510 a.C. ca. - 450 a.C.) secondo cui l`essere è e il non essere non è? Come una mera tautologia?

A queste domande rispondono Emanuele Severino (Brescia, 1929), professore di filosofia teoretica all`Università di Venezia, e Vittorio Hösle (Milano, 1960), professore di filosofia all`Università di Essen.

Severino stabilisce un nesso tra la dottrina parmenidea dell’essere e il bisogno dell’uomo greco di trovare un rimedio contro il dolore generato dall’evidenza del divenire. La metafisica occidentale, di cui Parmenide per molti versi può essere considerato il fondatore, sarebbe quindi un rimedio contro l’angoscia della morte.

Hösle afferma che la genialità di Parmenide è stata quella di dedurre rigorosamente da un principio tautologico – “L’essere è e non può non essere” – le determinazioni dell’essere: immutabilità, eternità, incorruttibilità, ingenerabilità, unicità e necessità.

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