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"Parole O_Stili", un decalogo per comunicare in Rete

Le parole sono importanti, diceva Nanni Moretti. Chi parla male pensa anche male. Tanto più quando ci connettiamo in Rete, il luogo della nuova socialità.

Che parole scegliamo per esprimerci e relazionarci quando siamo connessi? Partendo da questa domanda, nel 2006 circa 300 professionisti della comunicazione d’impresa e della comunicazione politica, influencer, blogger e molti insegnanti, studenti, imprenditori hanno formato una community e l’hanno chiamata Parole O_Stili.

L’obiettivo comune è responsabilizzare ed educare gli utenti della Rete a scegliere forme di comunicazione appropriate, che rispettino le tante e diverse sensibilità degli utenti dei social media. Per promuovere pratiche virtuose è stato anche redatto il “Manifesto della comunicazione non ostile” che stabilisce 10 imprescindibili regole di comportamento o “principi di stile” che vanno dal primo enunciato, “Il virtuale è reale”, all’ultimo che assicura che anche il silenzio a volte risulta la maniera più valida per comunicare.

L’8 e il 9 maggio 2020 si svolge, interamente online a causa delle misure governative per contrastare il Covid-19, la 4^ edizione di un evento organizzato dai promotori di Parole O_Stili per fare il punto sullo stato dell’arte in materia di stile di comunicazione in Rete. Particolare attenzione verrà riservata quest’anno al mondo della scuola, partendo dai dati evidenziati dalla ricerca “EU Kids Online”, commissionata dal MIUR e da Parole O_Stili per poter monitorare accesso, usi, rischi e opportunità di internet per i ragazzi italiani.

Lo studio rivela che è in aumento la percentuale di ragazze e ragazzi che vivono esperienze negative sui social media: erano il 6% nel 2010, sono diventati il 13% nel 2017. Il 31% degli 11-17enni dichiara di aver visto online messaggi d’odio o commenti offensivi rivolti a singoli individui o gruppi di persone, attaccati per il colore della pelle, la nazionalità̀ o la religione. Di fronte all’hate speech il sentimento più diffuso è la tristezza (52%), seguita da rabbia (36%), disprezzo (35%), vergogna (20%). Ma nel 58% dei casi gli intervistati ammettono di non aver fatto nulla per difendere le vittime.

Per tutte le informazioni sulla due giorni Parole O_stili:https://paroleostili.it/

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