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Paul Beatty, Il blues del ragazzo bianco

Il blues del ragazzo bianco è l'esordio letterario di Paul Beatty. Scritto nel 1996 e ora edito da Fazi nella traduzione di Nicoletta Vallorani, il romanzo è incentrato sul tredicenne Gunnar, che si trasferisce con la madre e le due sorelle dalla tranquilla Santa Monica a Hillside, un quartiere ghetto di Los Angeles.  Di fronte a questa nuova realtà, il ragazzo si sente “un misto culturale, una bianchitudine ultrasottile avvolta in una placca di rame annerito”. Beatty racconta come Gunnar acquisti popolarità attraverso il basket e la poesia, diventando amico di Nicholas, grande giocatore, e di Psyco Loco, grande picchiatore, e di  come riesca a restare se stesso nonostante tutto. Apre il libro un provocatorio invito al suicidio di massa: "perseguendo l'uguaglianza, noi neri abbiamo tentato di tutto. Abbiamo implorato, ci siamo ribellati, ci siamo divertiti, abbiamo praticato i matrimoni interrazziali, eppure ancora ci trattano di merda. Non c'è niente che funzioni, e allora perché mai dovremmo sopportare la morte lenta della tossicodipendenza e dell'etica americana del lavoro, quando abbiamo a disposizione la gratificazione immediata del suicidio?"   

Paul Beatty è nato nel 1962 a Los Angeles. Ha studiato Scrittura creativa al Brooklyn College e Psicologia alla Boston University. È autore di quattro romanzi e curatore di un’antologia, Hokum: An Anthology of African-American Humour. Con Lo schiavista, pubblicato da Fazi Editore, ha vinto il Man Booker Prize 2016: il primo americano nella storia a vincere il prestigioso premio. Vive a New York.

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