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PETER BROOK: LA SUA ESPERIENZA TEATRALE

Peter Brook, nato a Londra nel 1925, si è sempre occupato con passione di teatro, ed è diventato direttore artistico del Covent Garden Theatre di Londra appena ventenne. Ha abbandonato però presto l’incarico per lavorare nella prosa con i più grandi attori inglesi del tempo, tra cui si ricorda Lawrence Olivier, e per confrontarsi da regista con testi sia del teatro classico elisabettiano che con autori contemporanei. A rivelare Brook al pubblico internazionale è stata la regia di Tito Andronico (1955), realizzato in un periodo in cui il regista inglese si è dedicato intensamente anche al teatro shakespeariano, giungendo alla realizzazione del bellissimo King Lear, opera in cui per la prima volta il palcoscenico si è rivelato come Spazio vuoto (questo il nome del più noto testo di Peter Brook sul teatro, scritto nel 1970), nel quale l’energia comunicativa è data dall’espressività degli attori, dal movimento dei corpi e dalle impressioni create con la recitazione. Con questa opera Brook ha compiuto il primo passo verso una ricerca espressiva, fatta d’improvvisazione e creatività, compiuta sul palcoscenico con gli attori in modo sempre più radicale, eliminando il concetto tradizionale di “metodo” recitativo e ponendosi in relazione con altre scuole teatrali europee, come quella di Jerzi Grotowski.
Nel 1970 Brook si trasferisce a Parigi per fondare il Centre International de Recherches Théâtrales, scuola di riferimento per molti attori internazionali contemporanei, con la quale il regista inglese porta avanti la propria sperimentazione.
L’unità audiovisiva propone un’ intervista al regista, il quale spiega l’approccio, ogni volta diverso, sotteso alla realizzazione di alcune opere, come Mahabharata (1985) e l’opera lirica La tragedia di Carmen, in cui recitazione e canto si fondono perfettamente.

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