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Philippe Quéau: realtà e virtualità.

In un’intervista, Philippe Quéau, estetologo e membro dell`Unesco, parla del cyberspazio.
Il cyberspazio obbedisce alle proprietà di ubiquità, di istantaneità, di accessibilità, di trasparenza, di replica indefinita. Le concezioni classiche, come, per esempio, quella kantiana, dello spazio e del tempo vengono ormai soppiantate da uno spazio-tempo “fluido, plasmatico, fusionale”, ma con rotture e scarti profondi. Si parla di information gap, di dislivelli fra i diversi gradi di conoscenza, di accessibilità tra le regioni del cyberspazio. Ci sono dunque diversi livelli di realtà e questo costituisce un monito contro la tentazione di contrapporre il reale al virtuale, che andrebbero piuttosto considerati come rientranti entrambi in una inedita e superiore metacategoria. La virtualità infatti non è, come la potenzialità, uno stato embrionale della realtà, o una specie d`irrealtà, bensì un progetto di realtà. E viceversa la realtà è sempre più virtuale, come dimostra la natura virtuale del 99% del capitale finanziario che circola nel mondo. Il virtuale si presenta come una nuova rappresentazione del reale suscettibile di diventare tanto uno strumento d`intelligibilità, quanto una nuova forma di alienazione.

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