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POLIZIANO. IL TESORO DELLA POESIA ITALIANA

Guido Davico Bonino sottolinea come Poliziano (Angelo o Agnolo Ambrogini, nato a Montepulciano nel 1454 e morto a Firenze nel 1494) smentisca il pregiudizio per cui un bravo filologo non possa essere un buon poeta.
Poliziano, professore di eloquenza latina e greca presso lo Studio fiorentino, dotato di un`eccellente cultura classica, compone, fin da giovanissimo, odi ed elegie in latino, epigrammi in greco, traduce l`Iliade dal greco in latino.
La sua produzione poetica in volgare, di cui qui si propone una scelta, è caratterizzata da una lingua popolareggiante e da un`estrema varietà di ritmi e registri, che danno forma alla finissima ironia, capace di creare il distacco dalla materia trattata.
L`attore Giancarlo Dettori legge, dai Rispetti spicciolati, le ottave: "Questa fanciulla è tanto lieta e frugola", "Deh non insuperbir per tua bellezza", "Fammi quanto dispetto farmi sai" e "Quando questi occhi chiusi mi vedrai". Dalle "Ballate": "I`mi trovai, fanciulla, un bel mattino", "I` mi trovai, un dì tutto soletto".
Ancora dai Rispetti, l`ottava "Un amoroso sguardo, un dolce riso".

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