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Raffaele Riba, La custodia dei cieli profondi

Una casa: Cascina Odessa, costruita dal nonno in campagna. Una famiglia: Gabriele, io narrante; il fratello Emanuele astrofisico; il padre matematico; la madre. Un’ossessione: quella del protagonista per la conservazione (della casa, degli affetti perduti). Uno sfondo lontano che è sentito molto vicino: i pianeti e il loro movimento. In La custodia dei cieli profondi (66than2nd) Raffaele Riba racconta l’impari lotta di Gabriele, il Custode, contro la dispersione, e lo fa consentendo al lettore di sprofondare lentamente dentro la sua follia, cosicché alla fine quello che era impalpabile diventa fin troppo vero. Nella vita di Gabriele quello che ha contato di più è stato il rapporto con il fratello. Ragazzino chiuso, cresciuto in campagna, con Emanuele ha condiviso ogni cosa (soprattutto la lettura dell’amata Enciclopedia dell’universo), finché questo non si è allontanato per studiare, allontanamento vissuto come un’incolmabile perdita. Non è solo Emanuele ad essersene andato: il primo è stato il padre che un giorno ha scelto di chiudersi in casa di riposo; la seconda la madre trasferendosi in un borgo sul mare. C’è stata una ragazza nella vita di Gabriele, Agnese, cresciuta a poca distanza. Lo amava, ha avuto dei fidanzati; per un po’ lui si prende cura della piccola Sofia che lei sta allevando da sola. Non è uomo da finali lieti Gabriele e l’istinto a conservare si tramuta nel suo opposto, la furia distruttiva esercitata nei confronti di Cascina Odessa. Se tutto deve decadere perché non anticipare i tempi?

Raffaele Riba è nato a Cuneo nel 1983. È tra i curatori di scrittorincittà e insegna presso la Scuola Holden. Ha esordito nel 2014 con Un giorno per disfare (66thand2nd) e nel 2015, per Loescher, è uscito Abbi pure paura.

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