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Ri-torno al futuro. L’Aquila 5 anni dopo: che ne pensano i ragazzi

“Ri-torno al futuro” è un reportage girato all’Aquila nella primavera del 2014, a 5 anni dal sisma che ha colpito e distrutto la città e numerosi comuni del suo circondario.

La prima parte del titolo contiene il senso e il significato principale che ha mosso il progetto, Outdoor training e cittadinanza tra i preadolescenti aquilani , che il filmato documenta.

Dopo uno sciame sismico durato mesi, il 6 aprile 2009, un terremoto di magnitudo 6.3 (scala Richter) distrugge L’Aquila, causando la morte di 309 persone, più di 1600 feriti, e circa 66.000 sfollati.

Gli effetti del terremoto sulla vita sociale si sono subito proiettati su una temporalità a lunga durata: a un anno dal sisma, solo il 25% della popolazione, dopo mesi trascorsi nelle tendopoli o in strutture ricettive distanti fino a 150 chilometri, rientra regolarmente nella propria abitazione; ancora nel 2015 il centro storico è distrutto e le periferie parzialmente ricostruite.

Le politiche abitative vengono affrontate con un investimento, più che sulla ricostruzione, su nuovi complessi abitativi che hanno profondamente stravolto lo spazio urbano: attorno ad un centro storico distrutto e ad una periferia abitata a macchia di leopardo, 19 nuovi insediamenti, disposti circolarmente attorno alla città, nella maggior parte dei casi molto distanti tra loro e il centro, nonché privi di servizi, hanno ridisegnato il volto di una città storica e artistica del centro Italia, tradizionalmente organizzata e “aggregata” a partire dal suo centro storico .

Il trauma del terremoto, ma anche le politiche abitative, sulle quali cade l’ombra della shock economy, il deterioramento della qualità della vita sociale, hanno complessivamente determinato situazioni di stress e disagio sociale e psicologico, registrate da numerosi studi di diverso approccio disciplinare.

Pensare al futuro, per le nuove generazioni, che vivono un rapporto alterato e distante con gli spazi urbani, soprattutto quelli del centro storico, che hanno tradizionalmente lavorato come ancoraggi identitari per i cittadini aquilani, significa inevitabilmente tornare nei luoghi abbandonati, ritrovare una memoria collettiva ormai diluita soltanto nei discorsi degli adulti, orientarsi in uno spazio che non riconoscono più come proprio.

Ragazze e ragazzi di 12-13 anni vengono riportati in centro storico, sperimentano il disorientamento (“Dobbiamo andare alla Villa?” chiede una giovane studentessa alla sua insegnante, che risponde: “noi siamo alla Villa!”). La seconda parte del titolo pone un’altra questione: che ne pensano i ragazzi?

Al di là delle risposte precostituite che il mondo degli adulti formula sostituendosi alla loro voce, si è stimolato lo stesso “pensare” dei ragazzi all’interno della situazione, della scena urbana dai quali sono stati sostanzialmente allontanati: il centro storico, le sue macerie, la sua difficile e lenta ricostruzione.

Quale futuro è quindi immaginabile senza un ritorno sui luoghi del passato? Il reportage documenta il lavoro di ricerca-azione che la scuola secondaria di I grado “Mazzini-Patini” e un gruppo di studiosi di area pedagogica, geografica, motoria e sportiva (Università dell’Aquila e Università Politecnica di Madrid) ha condotto per analizzare la situazione e contemporaneamente per intervenire su di essa.

Si è trattato di costruire un modello di intervento nel post-emergenza che chiama in causa le competenze riflessive dei ragazzi, le competenze spaziali, l’uso del corpo per la riappropriazione degli spazi urbani e per la ricerca di quelle energie individuali e sociali utili a scoprire il senso della cittadinanza in una realtà di post-emergenza.

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