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Rinascimento: le donne e il potere

 Rinascimento: le donne e il potere

Nel romanzo storico L’amante alchimista (Edizioni Piemme), di Sonia Raule e Daniela Ceselli (che firmano con il nom de plume Isabella della Spina), la protagonista Margherida, personaggio di finzione cui si riferisce il titolo del romanzo, accompagna il lettore attraverso la storia, gli intrighi e le trame politiche delle più importanti famiglie del Rinascimento italiano: i Medici, gli Sforza, gli Este, i Gonzaga, i Galeazzo, gli Estensi, ma approfondendo e facendo emergere le figure delle donne di potere più significative e influenti dell’epoca, come Caterina Sforza, Isabella D’Este e Caterina d’Aragona.

Tra impero e inquisizione, tra scienza e alchimia, incontrando personaggi mirabili come Lorenzo il Magnifico e Pico della Mirandola, il romanzo offre al lettore uno spaccato del Rinascimento italiano ma dal punto di vista squisitamente femminile: in una società patriarcale e in un’epoca sanguinaria e vendicativa contro chi non seguiva i dettami morali e le correnti politiche dell’epoca, una donna per poter esercitare un ruolo significativo doveva non solo essere mille volte più astuta di un uomo, ma approfittare di ogni minima opportunità per conquistare il proprio posto nell’élite che muoveva i fili del potere, anche a costo di pagare prezzi altissimi.

Le autrici Sonia Raule (scrittrice, autrice e conduttrice televisiva), e Daniela Ceselli (studiosa di cinema e docente di Teorie e tecniche della sceneggiatura presso l’università La Sapienza di Roma), grazie alla fluidità della narrazione romanzata, offrono l’opportunità di immergersi nel Rinascimento italiano attraverso una storia appassionante e anche storicamente impeccabile.

Per gentile concessione dell’editore Piemme, pubblichiamo un brano del romanzo L'amante alchimista: la descrizione di Isabella D’Esta (1474-1539), moglie di Francesco Gonzaga, IV marchese di Mantova, e celebre non solo per la sua influenza politica ma anche (e forse soprattutto) per il cruciale ruolo di mecenatismo artistico che svolse a lasciò un segno profondo sulla sua epoca, supportando il lavoro di artisti del calibro di Leonardo Da Vinci, Giovanni Bellini, Giorgione, Mantegna, Raffaello, Tiziano e moltissimi altri esponenti dell’arte figurativa che hanno reso grandioso il Rinascimento italiano.

 

ISABELLA D’ESTE

Isabella si stringe nella veste da camera in velluto cremisi su cui spiccano i lunghi capelli ancora biondi sciolti sulle spalle.

Ha cinquantatré anni e – benché non sia più desiderabile come un tempo – è ancora piacente: ha seguito con costanza le cure di bellezza raccolte nel prezioso ricettario stilato dall’a­mica Caterina Sforza, e questo le ha consentito di preservare il suo incarnato di alabastro, mentre i lineamenti aristocratici risaltano nell’ovale ancora ben definito, segnato appena da rughe sottili. E anche se nei suoi occhi la luce dei giorni più lieti si è affievolita, nelle corti che si contendono il primato dei fasti e delle arti tutti parlano ancora di lei come di una delle donne più affascinanti e influenti del suo tempo. Certo, non è stata la sola, in quegli anni il firmamento femminile è pun­teggiato di stelle, ma l’intelligenza raffinata e la straordinaria cultura – unite all’astuzia e alle qualità diplomatiche degne del più esperto degli ambasciatori – hanno fatto crescere la sua fama in tutta Europa, ben oltre le terre del Mincio.

Isabella, sfiorata dal vento caldo che si leva a folate, soc­chiude gli occhi. La discendente della famiglia degli Este, la moglie di Francesco Gonzaga, la marchesa di Mantova scam­pata alle guerre, alle epidemie, agli intrighi dei palazzi, pro­vetta musicista e imbattibile giocatrice di scacchi, sempre più spesso rivede in filigrana il proprio passato. Ripensa alle donne che hanno incrociato la sua strada: l’altezzosa sorella Beatrice, la temeraria e bellissima Caterina Sforza, la sventu­rata Isabella d’Aragona, l’odiata Lucrezia Borgia, andata in sposa dopo due matrimoni a suo fratello Alfonso, e infine la più dolce e la più amata, la cognata Elisabetta Gonzaga. I ri­cordi si affollano nella memoria. Suo marito l’ha lasciata anni or sono, ucciso dal mal francese. Rimasta sola a lottare per i suoi figli, Isabella ha retto Mantova fino al compimento dei ventidue anni di Federico, e lo ha fatto egregiamente, accre­scendo il prestigio del marchesato. Quanto al terzo maschio, Ferrante, non solo si è adoperata per iniziarlo alla carriera delle armi, ma ha anche arrangiato per lui le nozze con Isa­bella di Capua, principessa di Molfetta. Delle femmine invece si è curata poco: Livia e Ippolita le ha destinate al convento, mentre Eleonora per volontà della zia Elisabetta Gonzaga ne ha sposato il figlio adottivo Francesco Maria della Rovere, erede del ducato di Urbino.

Adesso è la volta di Ercole, il secondo maschio. Durante il soggiorno romano, è del suo futuro che Isabella si preoc­cupa: per lui ha pensato alla berretta cardinalizia e ormai da tempo attende che Clemente VII le conceda il beneficio curiale. Ma il pontefice temporeggia, e intanto le truppe imperiali avanzano.

Davanti al pericolo imminente, in molti l’hanno esortata a ripartire per Mantova: più volte le ha scritto il figlio Federico preoccupato per le sue sorti così come il fratello Alfonso d’Este, che ha contribuito ad armare gli imperiali con i suoi celeberrimi cannoni: «Non senza la berretta cardinalizia per mio figlio» ha risposto ogni volta, inflessibile. Come se l’amore materno, unito a una feroce ambizione, avesse offuscato in lei l’istinto che l’aveva sempre indirizzata alla prudenza. In verità è convinta, come tutti, che il pericolo sarà scongiurato con un accordo dell’ultimo momento.

 

Published by arrangement with Marco Vigevani & Associati Agenzia Letteraria. © 2017 – EDIZIONI PIEMME Spa, Milano

 

[Immagine: copertina de L’amante alchimista e dipinto Ritratto ideale di fanciulla di Sandro Botticelli]

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